25 Aprile 2012

L’ imposta di scopo riallinea l’ imponibile

L’ imposta di scopo riallinea l’ imponibile

Giorgio Costa MILANO Con il varo del decreto fiscale si amplia la base imponibile dell’ Iscop (conosciuta come imposta di scopo) prima “agganciata” all’ Ici e ora da mettere in relazione all’ Imu. Un’ imposta quindi, a parità di aliquota, teoricamente più ricca ma che con ogni probabilità i Comuni non utilizzeranno. Perché non sarà facile trovare sindaci propensi a spingere ancora sul pedale della pressione tributaria legata alla casa dopo la stangata in arrivo con l’ Imu, che lascia i Comuni con non pochi problemi finanziari ma colpisce comunque i cittadini. «È fin troppo facile prevedere che i sindaci non se ne serviranno anche se – spiega Andrea Ferri, responsabile tributi enti locali di Ifel, Istituto per la finanza e l’ economia locale – a livello di enti locali ci sono situazioni molto differenziate e non è detto che realtà con molte seconde case non decidano di utilizzare questa leva. Anche se così come è concepita, e cioè come sovrimposta immobiliare, finisce per incidere solo sul cespite della casa o dell’ immobile a uso produttivo mentre sarebbe possibile pensarla anche con un legame più diretto alle attività produttive e al reddito d’ impresa». Questo in ragione del fatto che alla fine è l’ intera comunità a beneficiare dell’ imposta di scopo e non soltanto i possessori di case, terreni o immobili a uso produttivo. Se si prendono per buoni i dati diffusi dal dipartimento delle Finanze, i comuni che hanno attivato l’ imposta di scopo in Italia non sono stati più di una ventina e tutti, tranne due, sono arrivati al termine dell’ esperienza visto che si era partiti nel 2007 e il tempo massimo era fissato in cinque anni. L’ imposta resiste solo al Comune di Caserta (dove è stata introdotta nel 2011 dal commissario straordinario) e a Nocera Terinese (Cz). Le regole sono state poi rivoluzionate (decreto legislativo 23/2011), con un tempo allungato a dieci anni, la possibilità di finanziare il 100% dell’ opera e l’ eliminazione dei settori specifici su cui operare. «Noi abbiamo deciso di non riproporla – spiega Gian Luca Brasini, assessore a Risorse finanziarie, patrimonio e demanio del Comune di Rimini – anche se l’ esperienza è stata positiva in quanto se avessimo voluto tassare di più avevamo ancora margine per portare l’ aliquota Imu al massimo sulle seconde case ma ci siamo fermati allo 0,99%». Intanto il Codacons minaccia migliaia di ricorsi e l’ impugnazione davanti al Tar in caso di applicazioni contra legem dell’ imposta di scopo. Tassa di sbarco Sempre con l’ approvazione del Dl fiscale arriva la tassa di sbarco fino a 1,5 euro per le isole minori, da Ischia a Capri. La tassa di sbarco sarà alternativa all’ eventuale imposta di soggiorno e servirà a finanziare interventi in materia di turismo, beni ambientali e culturali, e servizi pubblici locali. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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