L’ imposta di scopo riallinea l’ imponibile
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- Il Sole 24 Ore
Giorgio Costa MILANO Con il varo del decreto fiscale si amplia la base imponibile dell’ Iscop (conosciuta come imposta di scopo) prima “agganciata” all’ Ici e ora da mettere in relazione all’ Imu. Un’ imposta quindi, a parità di aliquota, teoricamente più ricca ma che con ogni probabilità i Comuni non utilizzeranno. Perché non sarà facile trovare sindaci propensi a spingere ancora sul pedale della pressione tributaria legata alla casa dopo la stangata in arrivo con l’ Imu, che lascia i Comuni con non pochi problemi finanziari ma colpisce comunque i cittadini. «È fin troppo facile prevedere che i sindaci non se ne serviranno anche se – spiega Andrea Ferri, responsabile tributi enti locali di Ifel, Istituto per la finanza e l’ economia locale – a livello di enti locali ci sono situazioni molto differenziate e non è detto che realtà con molte seconde case non decidano di utilizzare questa leva. Anche se così come è concepita, e cioè come sovrimposta immobiliare, finisce per incidere solo sul cespite della casa o dell’ immobile a uso produttivo mentre sarebbe possibile pensarla anche con un legame più diretto alle attività produttive e al reddito d’ impresa». Questo in ragione del fatto che alla fine è l’ intera comunità a beneficiare dell’ imposta di scopo e non soltanto i possessori di case, terreni o immobili a uso produttivo. Se si prendono per buoni i dati diffusi dal dipartimento delle Finanze, i comuni che hanno attivato l’ imposta di scopo in Italia non sono stati più di una ventina e tutti, tranne due, sono arrivati al termine dell’ esperienza visto che si era partiti nel 2007 e il tempo massimo era fissato in cinque anni. L’ imposta resiste solo al Comune di Caserta (dove è stata introdotta nel 2011 dal commissario straordinario) e a Nocera Terinese (Cz). Le regole sono state poi rivoluzionate (decreto legislativo 23/2011), con un tempo allungato a dieci anni, la possibilità di finanziare il 100% dell’ opera e l’ eliminazione dei settori specifici su cui operare. «Noi abbiamo deciso di non riproporla – spiega Gian Luca Brasini, assessore a Risorse finanziarie, patrimonio e demanio del Comune di Rimini – anche se l’ esperienza è stata positiva in quanto se avessimo voluto tassare di più avevamo ancora margine per portare l’ aliquota Imu al massimo sulle seconde case ma ci siamo fermati allo 0,99%». Intanto il Codacons minaccia migliaia di ricorsi e l’ impugnazione davanti al Tar in caso di applicazioni contra legem dell’ imposta di scopo. Tassa di sbarco Sempre con l’ approvazione del Dl fiscale arriva la tassa di sbarco fino a 1,5 euro per le isole minori, da Ischia a Capri. La tassa di sbarco sarà alternativa all’ eventuale imposta di soggiorno e servirà a finanziare interventi in materia di turismo, beni ambientali e culturali, e servizi pubblici locali. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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