L’ inflazione si "raffredda" al 3,3% continua la corsa degli alimentari
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fonte:
- Gazzetta del Sud
ROMARallenta al 3,3% l’ inflazione a novembre. Le stime preliminari dell’ Istat mostrano una frenata dello 0,1% rispetto al mese precedente. A ottobre l’ indice dei prezzi aveva toccato, infatti, il 3,4%, il livello più alto da tre anni, spinto dall’ aumento dell’ Iva che aveva fatto temere una nuova spirale inflattiva. A raffreddare questa tendenza al rialzo sono stati soprattutto i servizi per il tempo libero, la cultura e la cura della persona che hanno segnato un -1,2% da ottobre (con il turismo e la ristorazione a -1,5%). Mentre è continuata la corsa dei prodotti alimentari, che sono aumentati dello 0,7% rispetto al mese precedente e del 3,1% su base annua. Beni fondamentali come zucchero e caffè sono cresciuti a due cifre rispetto al 2010 (+17%) superando di cinque volte l’ andamento dei prezzi, secondo quanto osserva la Coldiretti. La Cia-Confederazione italiana agricoltori aggiunge che alla lista dei rincari prodotti di larghissimo consumo come formaggi e latticini (+5,1%), carne bovina (+2,6%), suina (+1,7%) e frutta (+2,3%), e attribuisce gli aumenti al caro-carburanti. È vera corsa, infatti, per il prezzo del gasolio che è salito dell’ 1,7% da ottobre e del 21,2% sull’ anno. E i listini dei prodotti energetici in generale hanno continuato a crescere (dello 0,7% rispetto a ottobre e del 13,8% sul 2010) spingendo verso l’ alto le spese per i trasporti (+6,9% nell’ anno ma -0,4% da ottobre), per l’ abitazione, l’ acqua, l’ elettricità e i combustibili (+6,3% sul 2010 e +0,5% da ottobre). Senza considerare gli aumenti di beni energetici e degli alimenti freschi, l’ inflazione è minore di quasi un punto (+2,4%, -0,1% da ottobre). Un calo dei prezzi al consumo non si vedeva da oltre un anno (settembre 2010, -0,2%) ed è un caso piuttosto isolato nell’ Unione europea per la quale le stime flash dell’ Eurostat parlano di un indice dei prezzi stabile al 3%. Ma i giudizi su cosa questo significhi sono diversi. Secondo l’ Adiconsum è uno «spiraglio nella preoccupante situazione» del Paese, mentre la Confcommercio parla piuttosto di «ulteriori segnali di recessione» e di aziende che rispondono al calo dei consumi abbassando i prezzi a rischio della propria sopravvivenza. Anche Confesercenti fa riferimento al «senso di responsabilità di commercianti ed imprenditori che hanno limitato i danni dell’ aumento dell’ Iva», mentre secondo Federconsumatori e Adusbef solo la speculazione può spiegare prezzi così alti nonostante i consumi in calo. Secondo il Codacons, l’ inflazione al 3,3% significa un ulteriore aumento del costo della vita di 970 euro a famiglia. (d.a.)
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