Trasporti e effetto Iva, inflazione al 3,1%
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fonte:
- Corriere della Sera
MILANO – I numeri parlano chiaro: nel mese di settembre l’ indice dei prezzi al consumo, in Italia, è aumentato dello 0,1% rispetto al mese precedente. Il 3,1% rispetto allo stesso mese del 2010. È quanto fa sapere l’ Istat, che ieri ha reso noti i dati provvisori sull’ inflazione, che certificano una nuova impennata dei prezzi. Non solo in Italia. Ad aggiungere benzina sul fuoco infatti, nelle stesse ore, sono arrivati i dati dell’ Eurostat che da Bruxelles ha pubblicato una stima flash dei prezzi al consumo. L’ inflazione ha fatto un balzo in avanti anche nell’ Eurozona, dove il tasso annuale è passato dal 2,5% di agosto al 3% di settembre. Diffusi anche i dati sulla disoccupazione. Tasso invariato ad agosto in Europa (10%) e lieve calo per quanto riguarda l’ Italia (7,9%, contro l’ 8% di luglio). A pesare sulla nostra inflazione, sarebbe stato il recente aumento dell’ Iva, tanto che l’ Istat, fornendo la sua stima provvisoria, ha precisato che il dato tendenziale (il più alto dall’ ottobre 2008) potrebbe incorporare parzialmente anche gli effetti dell’ aumento dell’ imposta. A crescere di più sono stati i prezzi dei servizi ricettivi e della ristorazione (+1,2% rispetto al mese precedente), l’ istruzione (+1%), l’ abbigliamento e le calzature (+0,8%). I prezzi degli alimentari sono aumentati dello 0,3%, con lo zucchero e il caffè saliti dell’ 1,2% e e dell’ 1%. I trasporti sono scesi del 2% rispetto ad agosto, ma saliti del 6,7% rispetto al settembre 2010. Sulla scia del prezzo dell’ oro, è forte l’ aumento (congiunturale) della gioielleria (+9,5%) mentre sono saliti dello 0,4% i prezzi delle automobili. L’ autorità per l’ energia elettrica e il gas ne ha approfittato ieri, per comunicare al mercato che nei prossimi tre mesi non ci sarà nessun aumento per l’ elettricità. Ma per il gas invece, ci sarà un incremento del 5,5% (61 euro in più all’ anno per una famiglia tipo) a causa «del perdurante effetto degli alti prezzi del petrolio e la recente maggiorazione dell’ Iva». Una maggiorazione che ieri ha causato non pochi mal di pancia, soprattutto dopo la diffusione dei dati Istat. Adusbef, Adiconsum, Codacons, Federconsumatori, hanno ribadito l’ allarme sull’ arrotondamento dei prezzi. Confcommercio ha subito precisato: «la tempistica delle rilevazioni dei prezzi non ha consentito di incorporare l’ aumento dell’ aliquota Iva. In più l’ aumento dello 0,1% congiunturale resta uno degli incrementi più contenuti dalla fine del 2010, gran parte degli aumenti rilevati sono dovuti a fattori stagionali e al rinnovo dei listini». Contrariata la Fimi (Federazione industria musicale italiana) sui rincari evidenziati dall’ Adoc sui prezzi dei cd dopo l’ aumento Iva: «Una ricerca scientifica fatta in centinaia di punti vendita da Gfk – spiega il presidente Enzo Mazza – dimostra che non solo i dischi di classifica hanno prezzi inferiori a 16 euro, ma anche che nelle due settimane in cui c’ è stato l’ incremento dell’ Iva, i prezzi sono calati dell’ 1%». RIPRODUZIONE RISERVATA.
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