Confindustria dà l’ ok Altolà dei sindacati
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
ROMA Le ultime novità sulla manovra bis hanno l’ approvazione di Confindustria che ne sollecita un’ approvazione rapida, mentre sono bocciate senza appello dai sindacati che si ricompattano sul fronte del no, che si allarga a commercianti e consumatori. Le opposizioni restano in trincea. Cgil, Cisl e Uil dunque, inaspettatamente unite, respingono l’ aumento dell’ Iva e l’ adeguamento delle pensioni delle donne nel settore privato dal 2014. Plauso degli industriali invece all’ introduzione di «alcune misure che vanno nella direzione di rafforzare l’ efficacia della manovra». Viale dell’ Astronomia auspica «che il decreto venga approvato rapidamente e che subito dopo si possa aprire una nuova stagione per procedere speditamente verso l’ obiettivo del risanamento strutturale della finanza pubblica e varare le indispensabili misure per la crescita». «Stato confusionale» Dopo le ultime notizie sulla manovra da palazzo Madama, la leader della Cgil Susanna Camusso definisce il governo «in evidente stato confusionale, sordo di fronte al paese e sempre più condizionato dagli umori dei mercati». La manovra è «iniqua, sbagliata, produce effetti depressivi e non è in grado di raggiungere gli obiettivi di sviluppo e di crescita» dice ancora Camusso. Sulle pensioni «si vuole fare cassa, costringendo le donne a cambiare in due anni la loro prospettiva di vita, e lo "stop" della Lega sulle pensioni si traduce alla fine in un accanimento sulle lavoratrici». Quanto all’ aumento dell’ Iva, «si interviene per la seconda volta, dopo l’ aumento dell’ accise con la manovra di luglio, sulla benzina, con gravi effetti inflazionistici e sui consumi». Bocciatura anche dal segretario generale della Uil Luigi Angeletti: «L’ emergenza finanziaria non può giustificare l’ aumento dell’ Iva, soprattutto delle aliquote più basse, né l’ accelerazione dell’ equiparazione dell’ età per il pensionamento delle donne» afferma. Altolà anche da Raffaele Bonanni. Il numero uno Cisl suggerisce al governo un intervento equo e condiviso socialmente con l’ introduzione di «una patrimoniale, escludendo la prima casa e ripristini il contributo di solidarietà a partire da chi non ha la ritenuta alla fonte, facendo pagare chi guadagna di più e possiede di più». Per la Confcommercio l’ incremento dell’ Iva «è una scelta errata» e piuttosto «occorrerebbe agire con più determinazione sull’ intero spettro della spesa pubblica». E Confesercenti sottolinea che l’ aumento dell’ imposta sul valore aggiunto «non farebbe altro che allontanare la crescita, deprimendo ancora di più i consumi». Per il Codacons «una scelta irresponsabile» e sottolinea che «il governo preferisce tassare tutte le famiglie italiane, anche quelle povere e numerose, invece di colpire ricchi ed evasori». In piazza, al fianco della Cgil, hanno sfilato solo i leader del centrosinistra. Ma in Parlamento, alla luce della nuova versione della manovra, anche il Terzo polo boccia come «inique e inefficaci» le misure anti-crisi del governo e la decisione di blindare il decreto con la fiducia. E per Pd e Terzo polo la soluzione per rassicurare i mercati e l’ Europa è ormai solo una: le dimissioni del governo e un nuovo esecutivo di «discontinuità» mentre Antonio Di Pietro chiede a Napolitano di sciogliere le Camere. Di Pietro: alle elezioni Nel giorno dello sciopero generale della Cgil, Pier Luigi Bersani, sfidando le critiche interne, e Antonio Di Pietro avevano già scelto di stare dalla parte della protesta totale alla manovra. Se, però, l’ ex pm annuncia in Aula «ostruzionismo contro un decreto distruttivo», il segretario Pd raccoglie l’ appello del Colle a fare in fretta e meglio e si dice pronto a ridurre al minimo gli emendamenti a patto però che la manovra «venga rafforzata e corretta» accogliendo le proposte del Pd e togliendo l’ articolo 8 che «non c’ entra niente». Una disponibilità nella convinzione che la maggioranza tirerà dritta sulla sua strada, chiudendo spazi mai veramente aperti di confronto. Come dimostra anche la scelta di mettere la fiducia al decreto. «È inutile far presto se non si fa bene, se su questa manovra non si fa bene, qui rischiamo di fare una manovra alla settimana», sostiene Bersani per il quale «le fiducie sono fatte per far crescere la sfiducia il giorno dopo, sono segno di debolezza». Il vertice di Palazzo Grazioli per le opposizioni non è altro che una conferma di «un governo allo sbando» che dovrebbe solo fare un passo indietro e permettere «un esecutivo di emergenza che prenda misure eque». Ed invece Pdl e Lega, attacca Bersani, decidendo di mettere la fiducia chiudono ogni possibile discussione».
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