30 Agosto 2011

Crisi dei consumi, oggi sono più bassi rispetto a undici anni fa

 Crisi dei consumi, oggi sono più bassi rispetto a undici anni fa   

 

 

■ Due veri e propri allarmi, che sono scattati ieri in contemporanea come avvertimenti precisi per il governo, che con le proprie scelte economiche potrebbe aggravare la già precaria situazione di molte famiglie italiane. Il fronte interessato è quello dei consumi, e a preoccupare sono le notizie rilasciate ieri da Istat e Confcommercio, che entrambi a modo proprio hanno evidenziato come la propensione e la capacità di spesa degli italiani siano attualmente in grossa difficoltà. Il tutto proprio mentre il governo si appresta a presentare una revisione della manovra di Ferragosto che tra i propri punti qualificanti presenta l’ aumento dell’ Iva dell’ 1 per cento. Un provvedimento che in modo sconsiderato non farebbe altro che aggravare ulteriormente la preoccupante fase negativa dei consumi nazionali. Ma andiamo per ordine. Il primo campanello d’ allarme lo fa suonare l’ Istat, quando annuncia che la fiducia dei consumatori italiani ad agosto è crollata ai minimi, con un valore che non si registrava da marzo 2009. L’ indice rilevato si è fissato infatti a 100,3 punti, in forte calo rispetto ai 103,7 di luglio e ben al di sotto dei 102 punti previsti mediamente dagli analisti. In particolare, a pesare in modo determinante sarebbero i giudizi negativi sull’ attuale contesto economico del Paese e sul mercato dei beni durevoli. E se già questo dato da solo avrebbe dovuto spingere il governo a riflettere attentamente sulle misure da adottare nella manovra di risanamento in discussione al Senato, a rendere ancora più auspicabile un ripensamento sull’ aumento dell’ Iva ha provveduto uno studio di Confcommercio, che ha preso in analisi i consumi nelle varie regioni italiane. In esso, tra le altre cose, si rileva testualmente che «la debolezza dei consumi a livello pro capite, complice il biennio di crisi 2008-2009, lascia prevedere un rallentamento generalizzato dell’ uscita dalla crisi tanto che, a fine 2011, ben 17 regioni su 20 rischiano di registrare un livello di consumi inferiore a quello del 2000». Insomma, un pericoloso e preoccupante balzo indietro di ben undici anni. In particolare, l’ associazione dei commercianti fa notare come, negli ultimi anni, si sia ridotto il contributo del Sud in termini di consumi rispetto al totale nazionale, con una quota che è passata dal 27,2 per cento del 2007 al 26,6 del 2011. A livello di singole regioni poi, nel 2009 tutte fanno registrare una contrazione dei consumi in termini reali con picchi in Calabria (-4,2), Puglia (-3,6), Sicilia (-3,2) e Campania (-3,), mentre nel 2010 solo il Nord-Est ha recuperato i livelli di consumo pre-crisi. Ci sarebbero dunque motivi più che validi per considerare l’ aumento dell’ Iva una scelta particolarmente scellerata in un momento in cui, dati alla mano, si registra già una consistente contrazione dei consumi. E’ anche per questo che immediatamente sono arrivate dure prese di posizione, come quella dell’ associazione dei consumatori Codacons. La quale fa sapere che «questi dati sono l’ ennesima dimostrazione che sarebbe un atto criminale da parte del governo aumentare l’ Iva, dato che avrebbe effetti devastanti sui consumi già bassi e ritarderebbe ulteriormente la ripresa economica». Sulla stessa lunghezza d’ onda l’ Adoc, secondo cui un aumento dell’ 1 per cento dell’ Iva avrebbe un ulteriore effetto depressivo sui consumi pari al 2 per cento, con un aggravio medio per ogni famiglia di circa 125 euro, e con i settori dell’ abbigliamento, del turismo, della ristorazione e dell’ auto tra i più colpiti. E allora non è un caso se già ieri il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, che pure in queste settimane aveva mantenuto un atteggiamento cauto e dialogante sulle misure contenute nel decreto di Ferragosto, avvertiva minaccioso dalle colonne del Corriere della Sera che «se il governo corregge la manovra aumentando l’ Iva, entra in collisione con la Cisl e credo anche con la Uil» dando il via a quella che il numero uno di Via Po definisce "la vertenza delle vertenze". Sulla quale, aggiunge, «non faremo sconti».
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