10 Agosto 2011

Le famiglie meridionali in (profondo) rosso: a Taranto…

 
La crisi economica e la recessione in atto colpiscono le famiglie italiane. In particolare quelle meridionali. Di qui la proposta dell’ Adiconsum di convocare a settembre, subito dopo le ferie estive, un tavolo tra associazioni dei consumatori, associazione bancaria e associazione delle società finanziarie per individuare gli interventi da adottare al fine di non mettere i nuclei familiari sul lastrico. I problemi che sempre più si stanno aggravando riguardano il costo della vita che aumenta ogni giorno che passa, i tassi sui mutui che crescono, la difficoltà di onorare le rate dei prestiti già concessi, il sempre maggior ricorso al credito al consumo. Una vera e propria spirale perversa. La Banca d’ Italia ha già lanciato numerosi allarmi in tal senso e giorni fa ha reso note le cifre dell’ aumento dei tassi d’ interesse sui prestiti erogati dal sistema creditizio alle famiglie: la media è attorno al 4,56%, la maggior parte di questi soldi viene utilizzata per acquistare case e per effettuare operazioni di credito al consumo. Non solo, ma il tasso di crescita a fine giugno dei prestiti alle famiglie si attesta attorno al 5%. La verità è che oggi ogni famiglia italiana è indebitata mediamente per poco meno di 20mila euro. Le cause principali sono: i mutui per l’ acquisto della casa, i prestiti per comprare altri beni, il credito al consumo, i finanziamenti per la ristrutturazione degli immobili. L’ aumento medio dell’ indebitamento, avvenuto tra il 2002, anno di entrata in vigore della moneta unica, e la fine del 2010, dimostra che l’ aggravarsi della crisi economica ha colpito soprattutto le famiglie numerose con una sola fonte di reddito, concentrate in particolar modo nel Mezzogiorno. Non a caso il record della crescita del debito delle famiglie riguarda la provincia di Taranto, dove ha avuto un balzo in avanti di quasi il 198%, quella di Caserta, dove l’ aumento supera il 186% e quella di Napoli, dove si attesta oltre il 184%. La statistica redatta dalla Cgia di Mestre mette in evidenza che, se in cifra fissa l’ aumento dell’ indebitamento riguarda soprattutto le province più ricche, come Roma, dove il debito è pari a 27.727 euro e Milano, dove raggiunge 27.241 euro, sono le famiglie del profondo sud a pagare come sempre gli effetti più pesanti della crisi economica in atto. Basti pensare che rispetto a un anno fa l’ indebitamento medio nazionale è cresciuto in termini assoluti di 3.268 euro, incidendo profondamente sui bilanci delle famiglie. D’ altro canto solo qualche mese fa, in occasione della presentazione della relazione annuale, il governatore della Banca d’ Italia Mario Draghi aveva sottolineato che «la propensione al risparmio delle famiglie si è ridotta e i prestiti contratti sono cresciuti a un ritmo maggiore rispetto a quello del 2009, in particolare per quel che attiene ai mutui». Nel 2010 la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è calata al 12,1% pari all’ 1,4% in meno rispetto all’ anno precedente. Gli effetti si vedono in modo lampante analizzando l’ andamento dei consumi delle famiglie, laddove quelle meridionali non sono più in grado di sostenere il livello di spesa del passato, e perfino quella destinata agli alimentari è calata in dodici mesi dello 0,4%. Gli italiani tagliano i consumi, come avvertiva giorni fa la Confcommercio, soprattutto a causa dei rincari di prodotti e servizi che fanno parte delle spese non comprimibili. Ciò mentre negli ultimi mesi, in seguito all’ aumento delle addizionali fiscali, alla manovra del governo e, in qualche caso, alla perdita del posto di lavoro, le famiglie si sono trovate a dover fare i conti con un reddito diminuito. Questo trend è confermato dal fatto che solo il 28,2% delle famiglie ha affrontato le spese per consumi nell’ ultimo semestre riuscendo a mettere da parte una quota del proprio reddito, il 53% ha dichiarato di essere andato in pari e il 18,8% ha detto di non essere riuscito a coprire in toto le spese. In quest’ ultimo caso c’ è chi è riuscito ad attingere ai propri risparmi e chi invece ha chiesto un prestito: ad amici e conoscenti, se si tratta di piccole cifre, in alternativa alla banca. «Tendenzialmente – spiega Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – la maggiore incidenza del debito sul reddito si ritrova tra i nuclei familiari con scarse possibilità economiche ed è evidente che con il perdurare della crisi economica questa situazione non tenda a migliorare». Ciò che Bortolussi teme è che, esistendo in Italia un mercato nero del denaro che non transita per i canali ufficiali, con la contrazione dei prestiti effettuati dalle banche la piaga dell’ usura si diffonda sempre di più, in modo particolare nel mezzogiorno. L’ aumento dei debiti delle famiglie è, in fondo, l’ altra faccia di una crisi recessiva che vede nella perdita dei posti di lavoro l’ aspetto più preoccupante, perché se i redditi diminuiscono è evidente che non c’ è più possibilità di risparmiare e di consumare. E la Cgia stima che nel terzo trimestre di quest’ anno potrebbero essere 76mila i posti di lavoro a rischio in Italia. Un numero preoccupante soprattutto perché a pagare il prezzo più alto saranno ancora una volta le fasce deboli del mercato del lavoro, giovani, donne, stranieri. Per il Codacons, questi dati, per quanto drammatici, sono in realtà persino ottimistici, dato che ormai una famiglia su tre fa fatica ad arrivare a fine del mese. Se, infatti, il 33,4% delle famiglie italiane non riesce a sostenere una spesa imprevista di 800 euro ed il 39,7% non può permettersi una settimana di ferie in un anno, vuol dire che un terzo degli italiani non ce la fa a campare dignitosamente.

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