31 Luglio 2011

L’ azienda sanitaria trentina ha fatto ricorso alla commissione tributaria di primo grado

L’ azienda sanitaria trentina ha fatto ricorso alla commissione tributaria di primo grado di Trento per ottenere il rimborso di 835 mila euro. Nodo del contendere è la tassa di concessione governativa sui servizi di telefonia mobile realtiva agli anni 2006-2011 e che, come negli ultimi tempi ribadito dalle sentenze delle commissioni tributarie regionali di varie province italiane, è stata indebitamente corrisposta. In tempi di magra, con i bilanci da far quadrare e gli sprechi assolutamente da ridurre, anche questo potrebbe essere un buon sistema per fare cassa. E l’ Azienda sanitaria, di fronte a questa possibilità, non ha perso tempo. Forte delle recenti sentenze, nell’ aprile di quest’ anno il direttore dell’ Azienda sanitaria ha inoltrato la sua richiesta di rimborso all’ agenzia delle Entrate di Trento. Non avendo avendo ottenuto alcuna risposta nei novanta giorni successivi l’ Azienda sanitaria ha provveduto a presentare ricorso. Nella domanda gli avvocati di via Degasperi fanno riferimento alla sentenza del 10 gennaio 2011 della commissione tributaria regionale del Veneto che ha messo al bando la «tassa di concessione governativa» corrisposta dagli intestatari di un abbonamento di telefonia mobile nella misura di 5,16 euro mensili se privati e di 12,91 euro se business in quanto, dal 1995, i cellulari in abbonamento erano considerati beni di lusso. La Commissione non solo ha riconosciuto che a seguito dell’ entrata in vigore del nuovo codice delle telecomunicazioni questa tassa non è più prevista, ma ne ha addirittura affermato l’ illegittimità e ha così aperto la strada anche per i ricorsi. A seguito della sentenza il Codacons ha lanciato una class action cui possono aderire in tutta Italia i titolari di abbonamenti di telefonia mobile e ciascun abbonato privato può chiedere allo Stato fino a 185,76 euro di rimborso per la tassa pagata negli ultimi 3 anni, che salgono a 464,76 in caso di utenze business. La cifra complessiva da restituire agli utenti si aggira attorno ai 2,5 miliardi di euro. Tra gli utenti c’ è appunto anche l’ Azienda sanitaria trentina.

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