“Più Iva? Giù di 341 euro all’ anno i consumi delle famiglie”
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fonte:
- La Sicilia.it
Roma. Per i suoi impatti negativi su consumi e Pil la manovra «più Iva e meno Irpef», per Confcommercio è come il fumo negli occhi. L’ effetto immediato sarà, dice uno studio dell’ associazione commercianti, un alleggerimento delle tasche delle famiglie di 341 euro annui, altrimenti destinati ai consumi. Non solo. La manovra così delineata non assicura parità di gettito nelle casse dello Stato ma anzi, provocherà «un extra-deficit tra 1,1 e 1,6 miliardi di euro che dovrà poi essere ricoperto» dice lo studio. Insomma, una manovra «depressiva sui consumi, recessiva sul Pil, anticompetitiva per alcuni settori» in primis turismo e alimentare. Cresce il «fronte del no» all’ aumento di tassazione sulle cose: Nens boccia come «fallace e sbagliato» il ritocco all’ insù dell’ Iva. Per il Codacons, è «da irresponsabili: un’ operazione di facciata sulle spalle di famiglie che non arrivano alla terza settimana». La riforma fiscale sarà certamente al centro della relazione del presidente Carlo Sangalli oggi all’ assemblea di Confcommercio. I due scenari ipotizzati dall’ associazione commercianti prevedono, nel primo caso, un incremento di un punto delle tre aliquote Iva (dal 4 al 5%; dal 10 all’ 11%; dal 20 al 21%), pari a un gettito aggiuntivo di 6,65 miliardi equivalente a un punto di riduzione Irpef su tutte le aliquote. Nel secondo caso, un incremento Iva differenziato (nessuna variazione al 4%; dal 10 al 12%; dal 20 al 23%), per un gettito aggiuntivo teorico di 14,53 miliardi, equivalente a 2 punti percentuali di taglio Irpef. In termini reali, calcola l’ ufficio studi Confcommercio, il calo della spesa delle famiglie si attesterebbe tra -0,87% e -0,93%, con una discesa dei consumi oltre l’ 1%. A fronte di un aumento della corsa dei prezzi tra +0,72% e 1,56%, vanificando di fatto il maggior reddito monetario in tasca alla famiglie (+0,65%; +1,43% nelle due ipotesi considerate). L’ effetto recessivo sul Pil corrisponderebbe a -0,57% oppure -0,65%. Turismo, trasporti, alimentare, ristorazione, i settori più colpiti. Ma minore spesa delle famiglie e aumento dei prezzi riguarderebbero anche abbigliamento, calzature, elettrodomestici e mobili. Vacanze e trasporti subirebbero un calo dei consumi di -1,98% e -1,69%. A fronte invece di un innalzamento dei prezzi pari rispettivamente a +1,88% e +2,12%. Insomma, rileva Confcommercio, «risulta impossibile una manovra a parità di gettito». Infatti, «l’ incremento dei prezzi dovuto all’ incremento dell’ Iva non solo neutralizzerà gli effetti reali dell’ incremento di reddito monetario ma ridurrà il potere d’ acquisto dei risparmi delle famiglie». Con un’ evidente implicazione recessiva.
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