24 Maggio 2011

Semafori con il trucco automobilisti in rivolta

Semafori con il trucco automobilisti in rivolta
 

L´automobilista multato è in genere una specie molto combattiva. Al di là del voler aver sempre ragione, pensa anche che quei soldi, quelli per la multa, siano i peggio spesi dell´ultimo mese. Non deve stupire allora che il movente economico abbia spinto oltre 200 automobilisti a chiedere, per poter recuperare "il mal tolto", di costituirsi parte civile nel processo contro le società e i Comuni che hanno installato i famigerati T-Red, i dispositivi in grado di rilevare i passaggi col rosso. L´inchiesta è stata portata a giudizio dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e accusa i Comuni di aver creato un «cartello» con le aziende fornitrici dei T-Red, per fare cassa con le multe. In alcuni casi, poi, secondo la procura, il tempo del giallo sarebbe stato fissato «dolosamente» in «4 secondi», un tempo insufficiente per l´automobilista per uscire dall´incrocio senza incorrere nella sanzione. Così nell´udienza celebrata ieri davanti al gup di Milano Bruno Giordano, 180 automobilisti, rappresentati dall´avvocato Maria Francesca Fuso, e altri 45 automobilisti, difesi da Gianclemente Benenti, hanno chiesto di costituirsi parte civile per chiedere i danni per le multe ricevute "irregolarmente". Con loro ha chiesto di costituirsi anche la società produttrice dei T-Red, la Cria srl difesa dall´avvocato Gabriele Minniti che ha quantificato il danno in 2,5 milioni di euro per il calo delle vendite dei T-Red avvenuto in seguito all´apertura dell´inchiesta. Il giro d´affari della società sarebbe sceso da 2,6 milioni a 200mila euro, con relativo danno d´immagine. In coda dal giudice anche una società di trasporti, i cui mezzi hanno preso centinaia di multe, e il Codacons, l´associazione dei consumatori. Gli imputati sono 33 persone, tra i quali Raoul Cairoli, amministratore unico della Ci. ti. esse, azienda che commercializzava in via esclusiva i T-Red, altri tre responsabili di società del settore, una quindicina di comandanti di polizia locale, alcuni sindaci di piccoli centri e altri funzionari pubblici. Nelle maglie dell´inchiesta sono finiti molti comuni lombardi (Segrate, Paullo, Spino d´Adda, Albese con Cassano, Vertemate con Minoprio, Cinisello Balsamo, Gazzada Schianno, Redondesco, Basiano, Masate, Somaglia, Settala, San Giorgio di Mantova, Viadana, Seveso) e altrettanti sparsi qua e là per l´Italia. In particolare a Segrate, il sistema avrebbe fruttato un «ingiusto vantaggio patrimoniale» di oltre 2,4 milioni di euro a favore del Comune e a scapito degli automobilisti. L´accusa è rivolta al sindaco di Segrate, Adriano Alessandrini, al comandante dei vigili, Lorenzo Giona e al suo vice, Dario Zanchetta. L´udienza preliminare è stata rinviata al 16 giugno, quando le difese presenteranno le proprie eccezioni.
 

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