6 Aprile 2011

Riempire il carrello ad Asti costa di più

Riempire il carrello ad Asti costa di più
 

Meglio a Cuneo che a Novara, meglio ad Asti che a Vercelli. E se alla fine lo scarto alle casse è giusto qualche euro, su un anno intero può fare la differenza: lista alla mano, l’ associazione di tutela dei consumatori Codacons ha fatto la spesa nei supermercati italiani. E per ogni provincia, ha calcolato quanto costa riempire il carrello con 28 prodotti base, quelli che una famiglia media può acquistare in una settimana. Ne è nata una classifica: la più economica è Siena, dove la spesa virtuale costerebbe 49,83 euro, la più cara è Aosta, 63,83 euro. E l’ Astigiano non è così economico: comprare nei supermercati i prodotti scelti dal Codacons costa 57,35 euro, più della media nazionale (55,71 euro), 81˚ posto su 110 province. Spendono meno le famiglie cuneesi, alessandrine e torinesi, di più a Biella, Novara, Vercelli e nel Verbano. La ricerca è stata condotta con il sito www.spesafacile.com : «Si è partiti dalle offerte promozionali della grande distribuzione, analizzando la quasi totalità dei punti vendita – si legge sul blog di Carlo Renzi, presidente di Codacons – Le differenze tra le città incidono pesantemente sui bilanci delle famiglie, basti pensare che nella città più conveniente a fine anno si risparmieranno circa 800 euro a famiglia rispetto alla più costosa». E ogni provincia ha il suo prezzo: Asti in Piemonte è la più cara per caffè (media 2,40 per 250 gr. contro l’ 1,74 di Vercelli), mele (1,40 al chilo contro l’ 1,06 di Vercelli) e passata di pomodoro (2,13 al litro, a Torino 1,49), ma è l’ ideale per comprare riso (1,75 al chilo, a Novara anche 1,98), uova (sei a 1,14 contro l’ 1,51 di Biella) o zucchine (1,19 al chilo, a Cuneo 1,42). «Questo sfata un luogo comune – commenta Mauro Ardissone per Confesercenti – che la presenza massiccia della grande distribuzione nel settore alimentare contribuisca ad abbassare i pezzi. Nonostante una superficie commerciale sovradimensionata, i prezzi non hanno subito grandi contrazioni – aggiunge – invece l’ esperimento del paniere a prezzi contenuti proposto tempo fa dalla Camera di commercio ha dimostrato che i gruppi come la 3A siano stati in grado di raggiungere prezzi da supermercato anche per i medi e piccoli punti vendita». Ma il problema è anche la logistica, fa notare Claudio Bruno per Confcommercio: «Dove funziona bene, come nelle grandi aree metropolitane, consente ai negozianti di risparmiare – precisa – sull’ ultimo prezzo incide anche il trasporto della merce fino al punto vendita e le piccole città sono spesso penalizzate». Ma si potrebbe ragionare su una soluzione comune: «Si parla di chilometri zero, ma ragioniamo sull’ ultimo chilometro – nota Bruno – penso a un sistema di stoccaggio in periferia e a un servizio di trasporto comune dei prodotti ai negozi, magari con mezzi ecologici, per risparmiare tempo, denaro e anche traffico».

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