29 Marzo 2011

Studio Confcommercio: Dal ‘ 90 venti miliardi di risparmi andati in fumo

Studio Confcommercio: Dal ‘ 90 venti miliardi di risparmi andati in fumo
 

L’ analisi della Confcommercio sulla riduzione della capacità di risparmio delle famiglie italiane. Persi venti miliardi di euro dal ‘ 90 a oggi. Sangalli: «Fondamentale che l’ economia torni acrescere». Pd: governo assente. G.VES. Venti miliardi di euro. Di tanto si è ridotto il risparmio delle famiglie italiane negli ultimi vent’ anni. Nel 1990, secondo la Confcommercio che a questo proposito ha redatto uno studio elaborando dati dell’ Istat, ogni cento euro di reddito se ne mettevano da parte 23; oggi invece solo dieci. Nello stesso periodo, con un reddito disponibile invariato dal ‘ 90 al 2010, il risparmio annuo di ognuno di noi si è ridotto di quasi il 60 per cento (circa 4mila euro nel 1990, 1.700 euro nel 2010). «E’ sorprendente notare – rileva l’ associazione confindustriale – come il livello monetario del risparmio sia oggi inferiore a quello diventi anni fa di circa 20 miliardi di euro. Considerando, inoltre, che il livello dei prezzi – come anche quello delle retribuzioni monetarie – è più elevato del 50 per cento rispetto all’ inizio degli anni ‘ 90, si comprende che la quantità di beni e servizi che si possono acquistare con il risparmio del 2010 è meno della metà di quanto si poteva acquistare con quello del 1990». La contrazione, spiega Confcommercio, dipende da due cause: la prima riguarda la stagnazione del reddito disponibile: se si dispone di minori risorse si consumerà meno e di conseguenza si risparmierà meno. La seconda riguarda l’ età media della popolazione. Lo studio, commenta il presidente Carlo Sangalli, «ci consegna un quadro del nostro Paese in cui la bassa crescita economica e la stagnazione dei redditi delle famiglie si traduce, inevitabilmente, in una riduzione dei consumi e in una riduzione ancora più accentuata del risparmio». L’ inverso di quello di cui avremmo bisogno. Per questo, riprende Sangalli, «resta di vitale importanza che la nostra economia torni a crescere a ritmi più robusti, con ampi incrementi di produttività che possano tradursi in incrementi del reddito disponibile e del risparmio, e che si rafforzi la capacità del nostro Paese di attrarre investimenti esteri». E se per i consumatori del Codacons i dati della Confcommercio seppur allarmanti sono «troppo ottimistici», per il Pd siamo di fronte all’ ennesimo campanello dall’ allarme ignorato dal governo. A sostenerlo è Giuseppe Lumia, senatore antimafia, che parla di un esecutivo «con le mani in mano» anche di fronte alla crisi. «Dall’ inizio della legislatura – dice Lumia – stiamo ancora aspettando che introducano il quoziente familiare tanto sbandierato in campagna elettorale come principale intervento di sostegno alle famiglie». Nell’ attesa, se riescono amettere da parte qualcosa gli italiani reinvestono nel mattone. E’ sempre l’ ufficio studi della Confcommercio a dirlo, ma in questo caso si tratta di una conferma: sarebbe un terzo delle famiglie italiane a ritenere l’ investimento in immobili la principale forma di utilizzo, soprattutto a fini cautelativi, del proprio surplus monetario.

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