Quanti italiani in vacanza? Al solito, si danno i numeri
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fonte:
- il Riformista
■ Ma in tempi di crisi il signor Rossi andrà in vacanza? Dipende da chi fornisce le stime. Stanno per partire le "prove generali" dell’ esodo estivo. Tra poco i telegiornali torneranno a proporre le interviste al casello («Fa caldo? Le manca molto? Come si sente?»). Domande di routine e risposte scontate che fanno colore. Quel che resta è la battaglia di cifre tra Governo e associazioni su quanti italiani faranno le valigie. La settimana scorsa il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, ha presentato l’ Indagine quantitativa sui comportamenti turistici degli italiani. Il ministro ha salutato un’ apertura «positiva» del periodo vacanziero. Il dato più rilevante è che 30 milioni di cittadini hanno pianificato almeno una vacanza tra luglio e settembre, contro i 25,9 dell’ anno precedente. Il rialzo è consistente: più 15,9 per cento sul 2009. Il periodo di agosto, sostiene il rapporto, sarà il mese più "caldo", quando si concentreranno il 44 per cento delle ferie. «Il turismo – ha dichiarato la Brambilla – si è confermato nuovamente come la prima attività produttiva del Paese per la grande tenuta», ma ciò non si tradurrà in un aumento del fatturato visto che «gli operatori del settore a causa della crisi hanno ridotto i prezzi». La replica delle associazioni è stata immediata. Rosario Trefiletti di Federconsumatori ha chiamato il ministro al realismo e al senso di responsabilità invitandolo a non diffondere «dati mendaci». L’ Osservatorio nazionale della federazione, dal canto suo, fotografa una realtà ben peggiore: «La contrazione dei flussi turistici per questa stagione sarà preoccupante, con una caduta sotto la soglia del 40 per cento dei cittadini che potranno usufruire di una vacanza» complici disoccupazione, cassa integrazione e blocco dei contratti per milioni di lavoratori. Critica condivisa anche dalla Fiavet (Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo). Il presidente Cinzia Renzi ha snocciolato i dati sulle 13mila agenzie di viaggio che «in questo momento continuano a soffrire la situazione contingente». E la girandola continua. Negli ultimi giorni sono arrivate le stime di Federalberghi e Confcommercio, appena confluite l’ una nell’ altra. L’ associazione degli albergatori traccia un quadro allarmante. Il presidente Bernabò Bocca, numeri alla mano, parla di «povertà turistica»: il 46,3 per cento degli italiani non si muoverà di casa, la metà – cioè uno su quattro – lo farà per mancanza di soldi. Le defezioni quest’ anno sono in «forte crescita rispetto all’ estate scorsa», si legge nel rapporto, in aumento del 3 per cento circa. Ancora diversa l’ ipotesi della confederazione guidata da Carlo Sangalli. L’ unione dei commercianti stima che il 58 per cento dei cittadini non si concederà le meritate ferie. Quel che emerge è che l’ ottimismo del ministero contrasta con le previsioni – e le impressioni – delle associazioni. Chi ha ragione? Un operatore del settore, che preferisce l’ anonimato, spiega al Riformista che «la situazione è più grave di quel che dice il ministero. Le prospettive sono preoccupanti e lo dicono i fatti. Così come i numeri degli albergatori non sono certi, ma attendibili, è vero che non va tutto bene come spiegano da Roma». Le cifre non devono trarre in inganno. L’ aumento dei cittadini che rimangono in patria non è sintomo della ripresa del settore. Sono sempre meno quelli che vanno all’ estero e la vacanza di prossimità riflette la crisi generale: «Giochiamo con le parole quando diciamo che è in crescita il numero di italiani che rimangono in Italia», spiega l’ operatore. E’ una tendenza consolidata in tutta Europa. Il 40 per cento degli inglesi che andavano all’ estero ha deciso di restare in Inghilterra, mentre i tedeschi che possono andare oltre confine puntano sul "all inclusive" che garantisce spese certe e contenute. Formula molto usata dagli addetti ai lavori di Turchia, Spagna e Grecia ma quasi sconosciuta in Italia: «Non ci adeguiamo ai requisiti del mercato – aggiunge la fonte – e per questo stiamo soffrendo». Una "vacanza italiana" costa in media 853 euro (viaggio, vitto, alloggio e divertimenti compresi). Albergo e ristorante rappresentano il 60 per cento della spesa, trasporti e svago il 40. Quest’ ultima voce si sta assottigliando sempre di più con conseguenze anche sull’ indotto, complici le ferie "mordi e fuggi". «Il turista – commenta l’ esperto – rimane nelle vicinanze e si riduce il numero medio di giorni di vacanza. I prezzi sono inferiori ma cala la permanenza. Così il fatturato scende e la redditività in generale sarà sicuramente minore quest’ anno rispetto a quello passato (definito dalle cronache "l’ anno nero del turismo", ndr).» Comprensibile rinunciare al mare quando «un terzo degli italiani ha problemi ad acquistare cibo», come avverte il Codacons commentando i dati Istat sulle vendite al dettaglio. Per l’ Istituto statistico sono calate dell’ 1,9 per cento a maggio anno su anno (meno 0,3 su aprile). A confronto con il 2009 le vendite di prodotti alimentari e non hanno registrato entrambe un calo del 2 per cento.
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