11 Giugno 2010

Bar, wc solo per i clienti ma il Codacons si ribella

La decisione è presa da mesi (come più volte riferito da La Stampa) – riservare le toilettes dei bar e dei ristoranti solo ai veri clienti, quelli che ordinano almeno un caffè o un bicchiere d’ acqua (il Codacons è però salito sulle barricate) – ma per uno scherzo del destino arriva alla conclusione della trafila burocratica nel momento in cui sono fuori uso tutti i bagni pubblici di Sanremo. Chiusi, sbarrati. Perché l’ appalto per la gestione dei vespasiani è scaduto dieci giorni fa e in Comune si sono «incartati» sul riaffidamento del servizio. Così l’ Amministrazione si ritrova nella scomoda posizione di dover portare al traguardo la modifica al regolamento di polizia urbana, adottata in giunta a febbraio e corretta la scorsa settimana su indicazioni della Commissione competente, senza però essere in grado di offrire un’ alternativa a chi vuole continuare ad espletare gratuitamente i propri bisogni fisiologici. Il problema riguarda soprattutto le «orde» di turisti scaricate dai torpedoni in occasioni di eventi di grande richiamo come il Corso fiorito. Sono gli stereotipi degli «scrocconi» dei Wc che hanno convinto sindaco e assessori ad accogliere la richiesta partita dalla Confcommercio, a difesa della categoria. Si tratta, in pratica, di modificare l’ art. 33 del regolamento di polizia urbana. E’ quello che, allo stato, non consente a baristi (soprattutto loro) di vietare l’ uso della toilette a chi non spende nemmeno un centesimo in consumazioni. Finora gli esercenti più esasperati si sono protetti dagli «assalti» con cartelli del tipo «gabinetto guasto». Ma un comma della stessa norma prevede addirittura la chiusura del locale nel caso in cui la toilette risultasse fuori uso. «Così, per evitare guai, non è raro assistere a chiusure di bar in occasione di grandi manifestazioni – sottolinea l’ assessore Giulio Ghersi (attività produttive) – Una città come la nostra non può permettersi questo. Ci è sembrato naturale accogliere l’ istanza della Confcommercio, collegata a una sentenza del Tar toscano, il quale ha imposto al Comune di Firenze di modificare il regolamento perché non si possono obbligare privati a fornire un servizio pubblico. A chi si lamenta sostenendo che viene calpestata la cultura dell’ accoglienza, rispondo che questa si manifesta più con il buon senso dei singoli operatori che con disposizioni comunali. Certo, non ci voleva il blocco dei bagni pubblici proprio adesso. Purtroppo, non è stata considerata a dovere la tempistica. E ora bisogna correre ai ripari». Serve un nuovo appalto per gestire i Wc pubblici, dopo che alcuni addetti dell’ associazione che se n’ è occupata finora hanno minacciato un contenzioso per chiedere di essere assunti dal Comune. A Palazzo Bellevue qualcuno si è «spaventato», bloccando tutto in attesa di chiarimenti. Intanto, va avanti l’ iter per assicurare a baristi e ristoratori il diritto di riservare i bagni alla propria clientela. L’ ultima parola spetta al Consiglio, che dovrebbe essere convocato per il 21 o il 24. «E’ una vittoria non dei baristi ma del buon senso – spiega Enrico Calvi, responsabile provinciale Fipe (Confcommercio) – Non si tratta di obbligare a pagare il cittadino, ma al contrario di non costringere gli esercenti a fornire un servizio pubblico. Le polemiche sono pretestuose. Le toilettes dei locali non possono essere un luogo dove entrare e uscire a piacimento». Aggiunge il presidente nazionale Lino Stoppani: «E’ evidente che, a prescindere dalla delibera, resti il principio del buon senso. Sfido chiunque a trovare fin d’ ora un esercente che, vedendo una persona in stato di difficoltà, arrivi a negare l’ uso del bagno se non ha consumato». Ma il Codacons si ribella: «E’ una decisione sballata – dice il presidente Carlo Rienzi – che può creare discriminazioni. E’ vero che il Tar della Toscana ha riservato l’ uso delle toilette ai soli clienti degli esercizi pubblici, ma è altrettanto vero che non si può imporre un costo per avvalersi di tale servizio. Il prezzo di un bicchiere d’ acqua, ad esempio, può variare da bar a bar, determinando così un valore diverso per lo stesso servizio». Infine: «Consigliamo ai cittadini di rivolgersi ai carabinieri, denunciando gli esercenti che dovessero negare loro la possibilità di usufruire dei servizi igienici».
 

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