Volano trasporti e benzina Inflazione a marzo a +1,4%
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fonte:
- La Sicilia.it
Roma. L’inflazione risale. I dati Istat diffusi ieri dicono che i prezzi al consumo sono cresciuti in marzo dello 0,3% su base mensile e dell’1,4% su base annua. L’aumento registrato a marzo rispetto allo stesso mese dello scorso anno è il valore più alto da febbraio 2009, quando il tasso di crescita fu dell’1,6%. I prezzi alla produzione industriale in febbraio sono aumentati dello 0,2% su gennaio e dello 0,4% sullo stesso mese del 2009. Si tratta del primo rialzo su base annua da novembre 2008. L’inflazione risale anche in Eurolandia: secondo Eurostat, la crescita in marzo è dell’1,5% contro lo 0,9% di febbraio.
A giudizio della Uil, per la prima volta abbiamo una inversione di tendenza nell’aumento dei prezzi all’origine e al consumo. In economia, una inflazione più alta spesso è accompagnata da un calo della disoccupazione. Ecco un punto da chiarire. E’ vero che quando l’economia tira, i prezzi si riscaldano, purtroppo non abbiamo la prova di una ripresa vivace.
L’inflazione di marzo, secondo i dati Istat è dovuta al boom dei prodotti energetici e dei trasporti. Il prezzo della benzina verde è salito del 2,7% in un mese e del 16,7% su base annua. Il gasolio per autotrazione ha registrato rincari del 4,1% sul mese e del 16,4% su anno. Nel settore dei trasporti, le tariffe ferroviarie sono cresciute dello 0,2% su base mensile e del 15,1% su base annua. Quelle aeree del 9,3% e dell’8%.
La Confcommercio ritiene che gli aumenti dei prezzi siano in linea con quelli europei, ma segnala il ritorno di un rischio petrolio. Per la Confesercenti, invece, il dato di marzo sarebbe un timido segnale di ripresa economica. Ovviamente, i consumatori non sono ottimisti. Il pericolo inflazione – avverte il Codacons – è stato sottovalutato. Il governo «se ne frega» delle famiglie che non arrivano a fine mese. Bisogna fare le liberalizzazioni e mettere il doppio prezzo: quello di vendita e quello pagato dal commerciante.
I dati dell’inflazione a marzo evidenziano, tra l’altro, come l’industria alimentare continui a fare da freno ai prezzi. Nel confronto del marzo 2010 col marzo 2009, a fronte di un’inflazione del +1,4%, emerge infatti che i prezzi al consumo dell’«alimentare lavorato» sono cresciuti dello 0,4%, con uno scarto negativo quindi di un punto. Lo afferma Federalimentare in una nota, nel sottolineare che «i prezzi alla produzione dell’industria alimentare aggiornati al mese scorso, quelli cioè che sono di specifica responsabilità di questo anello di filiera e che si affrancano dal ricarico della distribuzione, hanno segnato a febbraio 2010 un calo del -1,4% rispetto al febbraio 2009. Rispetto a un’inflazione del +1,3% sullo stesso periodo, la forbice si amplia nettamente e raggiunge 2,7 punti».
Le organizzazioni di consumatori Adusbef e Federconsumatori indicano in 420 euro l’anno la «batosta» per le famiglie con l’inflazione all’ 1,4%. Bisogna rilanciare i consumi, anticipando la riforma fiscale, con una detassazione immediata per il reddito fisso di almeno 1.200 euro l’anno e il blocco delle tariffe. Per Adiconsum, devono ripartire le opere strutturali in cantiere e le banche dovrebbero erogare credito a famiglie ed imprese. Così potrà riavviarsi la spirale virtuosa di crescita di redditi e consumi.
L’inflazione potrebbe aumentare nei prossimi mesi, a giudizio dell’Isae. Già oggi, al netto dei fattori stagionali, sarebbe all’1,8%. Sui bilanci delle famiglie non pesano solo il petrolio e i viaggi, ma gli affitti e i servizi privati.
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