Stretta dei consumi: vendite giù dell’1,6%
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fonte:
- La Provincia di Como
L’Istat: «Il dato peggiore dal 2001». Ma Confcommercio è più pessimista: «Mai così male da 60 anni»
ROMA Alle prese con la crisi, le famiglie rinunciano alle spese superflue. Lo dimostra il calo dell’1,6% delle vendite al dettaglio nel 2009 e dell’1,5% di quelle alimentari, soprattutto nei piccoli negozi (eccezione per elettrodomestici, radio, tv e registratorì +1,3%). È il dato peggiore dal 2001, afferma l’Istat, ma – osserva Confcommercio – solo perchè è il primo anno di confronto nelle serie storiche perchè, invece, è l’anno peggiore dal 1951.
Cautela nel 2010
Il futuro resta incerto: nei primi mesi del 2010 le famiglie appaiono ancora caute e razionalizzano i consumi. Pesa la sensazione che il Paese sia immobile, incapace di lasciare emergere con chiarezza dei segnali di ripresa, che appare possibile ma non immediata.
Il Centro studi di Confindustria sottolinea nella Congiuntura flash che il calo del Pil nel quarto trimestre 2009 (-0,2%) «annulla l’abbrivio trasmesso al 2010 e ne abbassa l’intero profilo. Un rimbalzo è probabile nel primo semestre ma superare l’1% di crescita appare più difficile».
«Serve una riforma fiscale»
Di fronte a questo quadro, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ritiene necessaria una riforma del sistema fiscale, per restituire fiducia ad imprese e famiglie. Per far ripartire i consumi il Codacons chiede ai commercianti di abbassare i prezzi in modo consistente mentre Federconsumatori auspica una defiscalizzazione di almeno 1.200 euro l’anno per le famiglie a reddito fisso.
La ripresa è dunque possibile ma non immediata, emerge dall’indagine sul clima di fiducia e aspettative delle famiglie italiane (ne sono state sentite 1.300) presentata oggi da Censis-Confcommercio, che hanno rivisto al ribasso la stima del Pil per il 2010 con un tasso di variazione dello 0,9% (il precedente era 1%) e nel 2011 all’1% (1,2%) mentre per i consumi delle famiglie la stima per quest’anno è dello 0,7% (rispetto allo 0,8%-0,9% stimato in giugno) e dell’1,1% nel 2011 (stima invariata).
Indebitamento sotto controllo
L’indebitamento delle famiglie è sotto controllo, su livelli più bassi rispetto ai principali Paesi europei – affermano Censis e Confcommercio – anche se per i mutui immobiliari c’è un aumento delle situazioni a rischio, per la difficoltà di restituzione del prestito. Al rallentare della crisi, negli ultimi mesi, c’è stato un minor ricorso al credito al consumo (dal 15,5% di metà 2009 al 14,8% all’inizio del 2010, il valore più basso degli ultimi 12 mesi). Ma aumentano gli acquisti a rate (52,3% degli intervistati).
Nel calo generale delle vendite in controtendenza quella diretta del produttore in campagna o nei mercati degli agricoltori (nel 2009 +11%) per un totale stimato in 3 miliardi di euro, sottolinea Coldiretti.
La schiarita dello scenario economico intravista l’estate scorsa si è ridimensionata a fine anno: quasi il 70% degli intervistati da Censis-Confcommercio prevede di mantenere stabili consumi. Sul futuro del Paese – secondo le famiglie – pesano il deterioramento della situazione occupazionale (41%), l’accesa conflittualità nello scenario politico (39,7%), a maggiore distanza, l’eccessivo peso fiscale (27,7%) e giovani scarsamente tutelati (21,8%).
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