Nel 2009 vendite giù dell’ 1,6% Resta l’ incertezza per il 2010
ROMA Il 2009 chiude con un calo delle vendite al dettaglio dell’ 1,6%. Per il 2010, almeno per i primi mesi, non ci sarà l’ auspicata ripresa, visto che quasi il 70% degli italiani prevede di mantenere stabili i propri consumi. Un anno che dovrebbe chiudersi, peggio rispetto alle previsioni precedenti elaborate dal Centro studi di Confcommercio, +0,7% per i consumi e +1,1% nel 2011 e 0,9% per il Pil e 1% nel 2011. E’ quanto emerge da un sondaggio Confcommercio-Censis su clima di fiducia e aspettative delle famiglie (ne sono state sentite 1.300), presentato ieri in concomitanza dei dati dell’ Istat sul commercio, dove le vendite alimentari hanno perso l’ ,1,5% (i piccoli negozi -3,2 e -0,4 della grande distribuzione) e quelle per i prodotti non alimentari dell’ 1,6% (-2,5 le piccole imprese e +0,4 la grande distribuzione). Gli italiani quindi, vista la crisi economica non ancora superata, sono cauti e rinunciano alle spese superflue; il ricorso al credito al consumo è leggermente in calo dal 15,5% della seconda metà del 2009 al 14,8% dell’ inizio del 2010. L’ indebitamento delle famiglie è sotto controllo, su livelli più bassi rispetto ai principali Paesi europei, affermano i ricercatori di Censis e della Confcommercio, anche se per i mutui immobiliari c’ è un aumento delle situazioni a rischio, per la difficoltà di restituzione del prestito.mentre è leggermente aumentato il numero delle famiglie in difficoltà con le rate del mutuo immobiliare. «La ripresa si prevede modesta e fragile, insidiata anche dall’ aumento della disoccupazione con conseguenze negative su reddito e consumi», ha commentato Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, che chiede di potenziare la protezione sociale e procedere con le riforme strutturali, in particolare quella del sistema fiscale con la riduzione a partire dai redditi da lavoro. Per far ripartire i consumi il Codacons chiede ai commercianti di abbassare i prezzi in modo consistente mentre Federconsumatori auspica una defiscalizzazione di almeno 1.200 euro l’ anno per le famiglie a reddito fisso. Secondo l’ indagine, risulta che il 52,9% degli intervistati guarda comunque con ottimismo all’ immediato futuro (contro il 56,8 rilevato nel giugno scorso), ritenendo che la fase più difficile della crisi economica sia stata superata; in aumento comunque sono i pessimisti al 34% contro il 32,7 di giugno scorso. Quello che permane è una sensazione di ‘ immobilità del Paesè, incapace di lasciar emergere con chiarezza dei segnali di ripresa. Secondo la ricerca, ogni italiano in media ha a disposizione 40 euro in meno di consumi a trimestre e il 17% ha rinunciato a cose essenziali, il 49% ha ridotto gli sprechi e il 34% ha potuto mantenere invariate le proprie abitudini. Per il primo semestre 2010 le previsioni di spesa diminuiscono per l’ 8,4% delle famiglie e aumentano per il 22,6%.
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