28 Dicembre 2009

SALDI:AL VIA DA 2 GENNAIO,SPESA MEDIA 400 EURO FAMIGLIA/ANSA

 
 
CONFCOMMERCIO, 6,1 MLD GIRO D’AFFARI; CONSUMATORI PRUDENTI

           
            (ANSA) – ROMA, 28 DIC – Un giro d’affari da 6,1 miliardi di
euro, pari al 21% del fatturato totale del settore. Che per le
tasche degli italiani vuol dire circa 400 euro di spesa media a
famiglia, 174 euro a persona. E’ quanto si attende dai saldi
invernali Confcommercio, che punta sulle tradizionali svendite
di fine stagione per ridare fiato al settore dell’abbigliamento:
"Speriamo in una stagione del saldi moderatamente positiva",
spiega Renato Borghi, presidente di Federmoda/Confcommercio. Ma
le associazioni dei consumatori smorzano subito gli entusiasmi:
solo il 50% delle famiglie farà acquisti, non si supereranno i
130 euro di spesa a testa. Intanto tutto è pronto nei negozi
per il via ufficiale alle svendite: si parte il 2 gennaio a
Roma, Napoli, Bologna, Milano e Palermo. A seguire Trieste (3
gennaio), Torino (5 gennaio), e via via tutti gli altri, fino ad
Aosta.
   I negozianti continuano comunque a puntare sui saldi. Anche
se, ad una lettura attenta, le stime di Confcommercio per
quest’anno risultano essere un po’ inferiori a quelle diffuse
alla vigilia delle svendite invernali di inizio 2009, quando i
commercianti si aspettavano un giro d’affari di circa 7
miliardi. In ogni caso, spiega Renato Borghi, "nel contesto
generalizzato della crisi il settore della moda è stato
sicuramente tra i più colpiti: le vendite della stagione
autunno inverno hanno registrato un andamento assolutamente
debole e di conseguenza le scorte nei negozi sono elevate. Per
questo l’ampia offerta di prodotti e sconti medi superiori al
40% ci fanno sperare in una stagione moderatamente positiva".
   Andrebbe ancora meglio, sostengono i commercianti, se le date
di inizio dei periodi di svendita fossero unificate: l’87,2% dei
negozianti, secondo una ricerca Format-Confcommercio, è
favorevole ad una data unica nazionale. Opinioni opposte nei
confronti delle ipotesi di liberalizzazione dei periodi in cui
applicare gli sconti. Il 70% dei commercianti la vedono come il
fumo negli occhi, e in particolare il 55,2% pensa che "non
porterebbe ad un aumento dei consumi e a maggiori vendite".
Anzi, al contrario per il presidente di Federmoda/Confcommercio
"é arrivato il momento di mettersi attorno a un tavolo: i
saldi non devono essere di ‘inizio’ ma di ‘fine stagione”.
Assolutamente contrari alla liberalizzazione anche gli associati
a Confesercenti: "sarebbe la fine dei saldi – sostengono – con
un forte danno perché le vendite di fine stagione rappresentano
più del 24% del fatturato totale per abbigliamento e
calzature".
   Di parere diametralmente opposto le associazioni dei
consumatori. Per Adusbef e Federconsumatori sarebbe stato meglio
anticipare i saldi, "vista la grave situazione economica e la
drastica riduzione del potere d’acquisto delle famiglie".
L’Adiconsum si spinge più in là: la normativa sui saldi di
fine stagione è "superata" e ne vanno "liberalizzate le
date". Per il Codacons solo il 50% circa delle famiglie farà
acquisti, e non si andrà oltre la media pro-capite di 130 euro.
In controtendenza solo le previsioni dell’Adoc, secondo cui per
la prima volta le vendite di fine stagione aumenteranno del
4,2%. Anche se a fare davvero boom, avverte l’associazione,
saranno i supersconti applicati sulle vendite online.
   Come ogni anno, infine, le associazioni dei consumatori
propongono i lodo ‘decaloghi’ con i consigli per non farsi
fregare. Le accortezze più raccomandate restano le solite:
attenzione agli sconti superiori al 50%, che possono riservare
brutte sorprese; ricordarsi di conservare gli scontrini per
cambiare eventualmente i capi acquistati; controllare i
cartellini che devono obbligatoriamente indicare il prezzo
iniziale e quello scontato; diffidare, infine, dai negozi con
vetrine coperte da manifesti che non consentono di vedere la
merce.  (ANSA).
 

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