26 Novembre 2009

Vendite in picchiata nei piccoli negozi

Consumi. Calo del 2,5% a settembre – Bussoni (Confesercenti): «Aiutare le nuove attività»
 

  MILANO «Quest’anno abbiamo venduto il 20-30% di quello che avevamo ordinato. Gli scaffali del magazzino sono pieni e la situazione è preoccupante, considerato soprattutto che ci avviciniamo al periodo dello shopping natalizio ». A parlare è Massimo Vivoli titolare del negozio di abbigliamento da uomo omonimo sulla passeggiata del lungomare di Viareggio che aggiunge: «Rispetto all’anno scorso, che già non è stato brillante, le vendite sono scese del 30-40% e per il 2010 prevediamo un ridimensionamento dell’attività dimezzando gli ordini per la primavera-estate rispetto alla stessa stagione 2009». Una testimonianza, tra le tante, del momento di difficoltà che i commercianti, soprattutto i più piccoli, stanno incontrando. La conferma arriva dagli ultimi dati Istat secondo i quali le vendite al dettaglio sono calate dell’1,6% a settembre e del 2,1% nei primi nove mesi dell’anno rispetto al 2008, con l’alimentare in flessione rispettivamente dell’1,4% e dell’1,7% e il non alimentare in contrazione dell’1,7% mensile e del 2,2% da gennaio a settembre, soprattutto nei settori abbigliamento (-4,1% e -3%) e calzature (-3,6% e -2,9%). A soffrire di più le piccole superfici che hanno registrato flessioni generali del 2,5% a settembre e del 3,2% nei primi nove mesi contro i cali decisamente più ridotti di super e ipermercati che si sono attestati a -0,1% e -0,4%. D’altra parte Confesercenti calcola la perdita di 163mila aziende del terziario privato, di cui 95mila nel commercio, in meno in tre anni, con una perdita di 200mila posti di lavoro. «La difficoltà delle piccole e micro imprese – afferma Mauro Bussoni, vicedirettore generale di Confesercenti – è una tendenza in atto da tempo con il trasferimento di quote di mercato alla grande distribuzione che, unito alla situazione di crisi attuale, soffoca le aziende tra incremento dei costi di gestione e calo della redditività anche a causa della forte incidenza della tassazione diretta e indiretta. Non esistono, inoltre, politiche di sviluppo per le piccole imprese. Tutto è lasciato al coraggio di chi decide di investire il proprio capitale in una nuova attività, mentre servirebbero più tutele e sostegno, ad esempio agevolazioni fiscali e per le assunzioni nei primi tre anni».  Per rilanciare consumi e vendite il Codacons chiede sconti del 20% e anticipo dei saldi al 19 dicembre. Richiesta che Confcommercio giudica «sconsiderata». «è opportuno ricordare – si legge in una nota del Centro studi – che il commercio, settore già liberalizzato e ampiamente concorrenziale rappresenta soltanto l’ultimo passaggio di una rete di relazioni economiche e che quindi non può essere accusato di generare tensioni inflazionistiche ».Confcommercio,poi,commenta i dati dell’Istat sottolineando «una tendenza alla stabilizzazione della domanda delle famiglie che conferma l’avvio di una lenta uscita dalla crisi e l’inizio di una fase di ripresa dei consumi. Quadro che, peraltro, trova riscontro anche nel miglioramento registrato a novembre dal clima di fiducia delle famiglie, evidenza che porta a concludere che i consumi entreranno nel 2010 con un tasso di variazione finalmente positivo». Un secco no ai tagli dei prezzi arriva anche da Federmoda. Sconti selvaggi non portano a niente. Ne è convinto Vittorio Banchetti, titolare del negozio Banchetti Sport nel centro di Roma. «Fare promozioni adesso vorrebbe dire tagliarsi le gambe: come si riuscirebbe a pagare merce, costi di gestione, Inps e dipendenti? Per restare a galla bisogna pianificare attentamente gli ordini e vendere a un prezzo giusto, senza improvvisare».

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