1 Settembre 2009

Timori per la stangata di settembre

 I consumatori chiedono di bloccare i rialzi della benzina

 
ROMA. Da una parte Partito democratico e sindacati che chiedono politiche di sostegno ai redditi fissi, dall’altra le associazioni dei consumatori che temono una nuova stangata a settembre per le famiglie e chiedono di «sterilizzare» i rialzi su carburanti e bollette energetiche. Così sono stati accolti ieri tanto i dati Istat sull’inflazione ad agosto quanto l’ottimismo del ministro Scajola. «Il dato sull’inflazione di agosto dimostra la persistente instabilità della nostra situazione economica: non si può certo parlare di ripresa, perciò è superficiale l’ottimismo espresso dal ministro Scajola» afferma Pierpaolo Baretta, capogruppo del Pd in commissione Bilancio della Camera. «La ripresa dell’inflazione ad agosto non è sufficiente per dire che il Paese è entrato in un processo di ripresa» aggiunge il segretario confederale della Cgil, Agostino Megale. «Meglio essere prudenti» anche per il segretario confederale della Cisl, Gianni Baratta, che chiede «politiche orientate allo sviluppo, al sostegno dei consumi e a favorire un senso di fiducia». Pure per la Uil i dati sull’inflazione «non lasciano presagire un’inversione di tendenza» mentre, come spiega il segretario confederale Antonio Foccillo «il vero problema resta quello dei bassi salari e delle basse pensioni». Preoccupati anche i consumatori.  Il Codacons definisce «singolare» che «il ministro Scajola, esulti sia per la discesa dei prezzi di luglio che per i rialzi di agosto, adducendo come motivazione i rischi di deflazione». Per l’associazione, invece, il rischio «è che a settembre arrivi una stangata per le famiglie italiane: solo per la voce riscaldamento rischiano di spendere una media di 110 euro in più». E una «manovra concreta a sostegno delle famiglie» è quanto chiedono anche Federconsumatori ed Adusbef. Confcommercio e Confesercenti chiedono poi di leggere i dati evitando allarmismi, ma puntano l’attenzione su un’altro dato diffuso ieri dall’Istat, ritenuto «preoccupante»: quello relativo alle vendite al dettaglio, a giugno sono calate dello 0,8% rispetto ad un anno fa. Dal canto suo la Coldiretti avverte che l’andamento crescente dei prezzi al consumo degli alimenti non è giustificabile se non con la presenza di manovre speculative.

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