Scontro tra gestori e ambulanti Ma i consumatori difendono la legge comunitaria
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- Libertà
ROMA – (mv) La normativa Ue che oggi entra in vigore ha subito scatenato una polemica a distanza fra gestori di pubblici esercizi e ambulanti. «Si sta perpetrando in queste ore – dichiara la Confesercenti – una autentica vessazione nei confronti di migliaia di piccoli esercizi commerciali che non potranno più vendere o somministrare alcolici su spazi ed aree pubbliche diversa da pertinenze di ristoranti o bar. Chi lo farà sarà mazzolato con severe sanzioni». In questo modo secondo l’associazione si aggiunge «al danno della crisi la beffa per chioschi e altri esercizi che nelle grandi città svolgono comunque un servizio essenziale per turisti e cittadini». Il divieto nato per «combattere giustamente vendita e somministrazioni illecite», rischia invece «di far ritornare un assurdo proibizionismo di giornata e il legislatore non pare in grado di fermare la norma; il Parlamento si è affidato a un ordine del giorno positivo ma privo di efficacia immediata». In particolare l’Anva, l’associazione nazionale dei venditori ambulanti in capo a Confesercenti, nota attraverso il suo coordinatore Adriano Ciolli, «come con questa norma rischiano di scomparire le economie e tipicità locali, dal porchettaio laziale al trippaio fiorentino, a tutti i mercati coperti dove si vende vino e birra perché la loro è una licenza da ambulanti». «Questa – prosegue – è una norma discriminatoria anche perché non comprendiamo per quale motivo non si possa prendere il vino dal porchettaio e tocca invece andarlo a comprare al bar davanti. Il Parlamento già si è dimostrato sensibile alle nostre ragioni e ha approvato un ordine del giorno di tutela, ora attendiamo che gli interventi prendano forma». Sul fronte opposto: la federazione pubblici esercizi di Confcommercio. «Se l’alcol è un problema per il Paese, sia pure a causa di una esigua minoranza di giovani, è giusto che nel mercato si siano regole uguali per tutti – afferma il direttore generale di Fipe-Confcommercio, Edi Sommariva – La legge comunitaria chiarisce, speriamo una volta per tutte che per somministrare alcolici ci vogliono requisiti specifici morali e professionali con livelli di responsabilità adeguati da cui dipendono precise sanzioni anche penali. Nell’ordinamento italiano queste caratteristiche sono in capo a coloro che possiedono una licenza di pubblico esercizio che può essere concessa anche in occasione di sagre, fiere o altri eventi». Anche il Codacons promuove a pieni voti la legge comunitaria. «E’ una misura – sostiene il presidente del Codacons, Carlo Renzi – utile per limitare il consumo di prodotti alcolici nel nostro Paese e tutelare la salute soprattutto dei più giovani. E’ necessario però accostare a tale norma una serie di controlli costanti per evitare violazioni che ne vanificherebbero l’utilità».
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