Rialza la testa l’inflazione ad aprile
-
fonte:
- Il Mattino
Un’impennata imprevista, a giudicare almeno dal fatto che nei sette mesi precedenti il segno negativo era stato costante. Rialza la testa l’inflazione ad aprile (+0,1% su marzo, +1,3% su base annuale secondo le stime provvisorie dell’Istat) e anche se Confcommercio definisce «episodico» l’aumento, il dato fa notizia. Intanto perché è il doppio della media europea, ribadita sempre ieri da Eurostat (+0,6%, ai minimi di sempre). E poi perché i segnali che giungono da alcune filiere produttive sono sconcertanti: Coldiretti denuncia ancora una volta l’incontrollato aumento del costo dei prodotti della terra, pagati pochissimo ai produttori e troppo, al contrario, dai consumatori. In Italia su base mensile i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,3%, l’incremento congiunturale più sostenuto dall’agosto 2008. A spingere la crescita sono in particolare gli aumenti dei prezzi di carburanti e trasporti, ma anche dei beni alimentari, i cui listini – comunque in una dinamica di rallentamento a livello tendenziale – continuano a mantenere un segno positivo. Ad attenuare invece le spinte inflazionistiche hanno contribuito (e non poco) le riduzioni delle tariffe energetiche, una spina meno dolorosa dall’inizio dell’anno nel fianco dei bilanci familiari. La risalita dell’inflazione viene letta in maniera diversa. Per il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola «può essere l’inizio della fine della crisi economica, un piccolo scostamento in crescita che può essere colto come il mercato che si risveglia». L’ufficio studi di Confcommercio parla invece di dato «episodico che non rappresenta un segnale di inversione di tendenza», tanto che nei prossimi mesi, sostiene, è «prevedibile» ancora un rallentamento. Per Confesercenti, «sui consumi è bene ricordare il detto secondo il quale "una rondine non fa primavera"» mentre l’Isae prevede che in mancanza di significativi mutamenti a livello internazionale, «il tasso di crescita tendenziale si potrebbe portare più vicino all’1% per scendere in estate al di sotto di tale valore prima di riacquistare dall’autunno un profilo crescente». Preoccupati i consumatori: «La discesa è già finita! », esclama il Codacons, chiedendo la liberalizzazione per il settore del commercio. Federconsumatori e Adusbef parlano di «inversione di tendenza estremamente preoccupante» e di «fenomeni speculativi assai gravi in atto». Che lo scenario complessivo resti comunque preoccupante lo confermano i dati sull’occupazione diffusi sempre ieri dall’Istat. A febbraio nelle grandi imprese ha registrato il peggior calo dal 2001 segnando un -1% al lordo della cassa integrazione mentre la stessa cig segna l’ennesima impennata (+320%) portando il calo dei posti di lavoro al -3,2%. L’industria paga il prezzo maggiore con un calo dell’8% tendenziale al netto della cig. Anche per i servizi si registra una variazione tendenziale negativa (-0,7% al netto della cig) segnando il quinto risultato mensile negativo dopo anni di variazioni positive. La situazione non migliora sul piano europeo. A marzo, dice Eurostat, la disoccupazione in Eurolandia è ulteriormente aumentata attestandosi all’8,9% contro l’8,7% di febbraio con 419.000 senza lavoro in più. Dei 2,8 milioni di disoccupati in più che la crisi ha creato nel Vecchio Continente uno su tre è spagnolo, a riprova dell gravità della situazione nel Paese iberico. Nell’Europa a 27 Stati si è registrato un tasso di disoccupazione all’8,3% rispetto all’8,1% del mese precedente con 626.000 disoccupati in più.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
