26 Marzo 2009

“Ho rischiato l’infarto per una maxibolletta da 46 mila euro”

Il caso esplode dopo una denuncia al Codacons Pensionata aveva attivato un servizio «all inclusive» per due cellulari La società telefonica: abbiamo annullato la fattura dopo aver riconosciuto «la buona fede del cliente»

Quando ha aperto la busta con il conto del telefonino, una maxibolletta da 46.046,15 euro, ha avuto un mancamento. «Quasi mi veniva un infarto» spiega con un filo di voce Edda Noris, 65 anni di età e una pensione di 500 euro, detentrice suo malgrado di un primato non certo invidiabile, quello della bolletta telefonica più salata d’Italia.  La pensionata, infatti, ha stracciato i precedenti record da 23.982 e da 16.500 euro segnalati a suo tempo dal Codacons. «E pensare che volevo solo fare un regalo ai miei nipoti » spiega nonna Edda cercando di raccapezzarsi tra un mare di carte nel suo appartamento di Rozzano. L’estate scorsa la donna ha attivato con il genero Salvatore Sica un abbonamento multibusiness all inclusive della Tim destinato ai nipoti di 14 e 17 anni che comprendeva due cellulari, un blackberry e un iPhone, e una terza scheda Sim per una chiavetta internet per il quale si aspettava di dover pagare un totale di circa 270 euro fisse a bimestre. Ma il pacchetto acquistato dalla nonna si è rivelato un «pacco» da 46 mila euro, fatturati nella prima bolletta scaduta a novembre.  Dopo notti insonni e interrogatori ai nipoti senza venire a capo di nulla, la donna si è rivolta al Codacons. E ieri, finalmente, Telecom Italia ha fatto sapere di avere annullato la fattura per aver riconosciuto «la buona fede del cliente». Ma cosa hanno fatto i nipotini terribili per far lievitare la bolletta a una cifra simile? Questa volta non c’entrano collegamenti a siti equivoci o truffe telematiche con software che rimandano a numeri oltreoceano. Tutto deriverebbe da un banale errore nell’uso delle schede. «Il cliente — spiega l’azienda — ha impropriamente utilizzato, a partire dal 5 agosto 2008, una scheda esclusivamente abbinata al traffico voce per effettuare connessioni ad internet attraverso il pc, anziché quella abilitata al traffico dati, generando quindi l’addebito di tale importo. La società, appena ha avuto evidenza del consumo anomalo, ha prontamente contattato il cliente bloccando contestualmente la Sim il 7 agosto e ha comunque deciso di riconoscere la buona fede del cliente relativamente all’errore commesso, annullando ogni addebito». In pratica, invertendo le schede telefoniche i ragazzi hanno pagato le ore di navigazione su Internet alle tariffe salatissime dei cybernauti via telefonino. «è vero, la scheda è stata bloccata ma gli operatori della Tim non ci hanno spiegato che cosa stava accadendo. Avrebbero dovuto avvisarci prima di arrivare a una cifra simile. Per noi questi sono stati quattro mesi d’inferno» commenta amaro Salvatore Sica.

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