Confcommercio: nel 2009 consumi in calo
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fonte:
- La Sicilia.it
Cernobbio. Non è vero che l’Italia è più attrezzata degli altri Paesi europei per affrontare la crisi. Al contrario. La crisi importata si sovrappone alle debolezze strutturali del Belpaese che ci faranno uscire nel 2010 allo stesso livello di consumi e pil pro-capite del 2000 bruciando dieci anni di crescita. I dati diffusi da Confcommercio in apertura della tre giorni a Cernobbio non sono affatto rassicuranti. L’associazione prevede per quest’anno un calo dei consumi dell’1%. E si rischia di andare ben oltre, se la fiducia dei consumatori dovesse contrarsi. Cosa fare, allora, per dare respiro ai consumi? I commercianti chiedono al governo interventi per ridurre il peso fiscale sulle famiglie e garantire il credito alle imprese e al Parlamento un "supplemento di responsabilità condivisa da parte di tutti". Più in generale, sarà necessario lavorare per colmare il gap strutturale rispetto agli altri Paesi comunitari. "Proprio nel tempo di crisi occorre tenacemente portare avanti il cantiere delle riforme strutturali necessarie per risolvere i nodi dell’agenda italiana della competitività", afferma il presidente dell’associazione, Carlo Sangalli secondo cui la madre di tutte le riforme "resta quella della struttura della spesa pubblica". "La trasformazione della recessione in depressione dipende dalla tutela o meno dei consumi delle famiglie", si legge nel rapporto di Confcommercio che ha aggiornato le previsioni sul calo del prodotto interno lordo italiano: nel 2009 scenderà del 2,3%, contro la precedente previsione che si fermava all’1,8%. L’analisi dell’ufficio studi dell’associazione prevede anche un crollo degli investimenti fissi lordi (-9,7%, contro il calo del 3% dell’anno precedente) e della ricchezza immobiliare (-3,8%, contro il calo dell’1,5% del 2008). In discesa anche la ricchezza finanziaria netta del Paese (-6%), un calo inferiore a quello delle previsioni del 2008 pari al 10%. Un quadro a tinte fosche che le associazioni dei consumatori considerano fin troppo roseo: secondo il Codacons i consumi caleranno fino al 3%, addirittura fino al 5% secondo l’Adoc.
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