Di segno meno in segno meno, di contrazioni al ribasso in contrazioni al ribasso
-
fonte:
- Il Mattino
Di segno meno in segno meno, di contrazioni al ribasso in contrazioni al ribasso. Come se al peggio non ci fosse fine. Crollano i consumi e crolla pure il Pil, anche se solo per un paio d’ore. Se i dati della Confcommercio non ammettono repliche, però, le parole del direttore generale della Banca d’Italia Ignazio Visco necessitano di una precisazione. Puntuale. E utile per spegnere timori e paure. «Per effetto dell’inserimento dei dati relativi all’ultimo trimestre del 2008, nel 2009 il prodotto interno lordo dell’Italia scenderà del 2,6%». Sono le 15.56 quando le agenzie battono le dichiarazioni di Visco, intervenuto alla cerimonia di consegna dei master di secondo livello in Economia pubblica all’università Sapienza di Roma. Inevitabilmente, sui mercati e nelle stanze della politica si diffonde il panico, soprattutto ripensando alle precedenti stime di Bankitalia, che di recente aveva pronosticato per il 2009 una flessione pari al 2%. Anche i ministri rilasciano i loro commenti – «Credo sia difficile per chiunque fare previsioni in una situazione condizionata dal quadro globale», dice Sacconi – fino a quando, alle 19.13, da palazzo Koch non arriva la rettifica: «Le trasposizioni meccaniche di dati non sono previsioni macroeconomiche», scrivono da Bankitalia. Come dire, il meno 2,6% è la variazione tendenziale dell’ultimo trimestre del 2008 e non può tradursi meccanicamente nella previsione per il 2009. Questione di numeri. Come quelli – più certi ma altrettanto drammatici – che arrivano dalla Francia, dove nel 2009 il deficit dovrebbe raggiungere il livello record di 103,8 miliardi di euro, portando il rapporto con il Pil al 5,6%. Numeri certi e negativi anche dalla Confcommercio. Che, attraverso l’indicatore dei consumi, segnala a gennaio una riduzione tendenziale del 4,6% in quantità e avverte: «La crisi sarà più lunga e più acuta del previsto». Parole di Carlo Sangalli, presidente dell’associazione dei commercianti d’Italia. Sempre più in difficoltà. Colpa soprattutto del crollo delle vendite di auto e moto, ancora in attesa dell’effetto degli incentivi governativi. Giù anche beni e servizi per la casa (-3,5% con elementi di particolare difficoltà per i mobili), beni e servizi ricreativi (-1,7% con i concorsi a pronostici in controtendenza) e beni e servizi per la cura della persona (-1,2%). In flessione, nonostante i saldi, pure abbigliamento e calzature (-1,3%), mentre il rosso di alimentari e bevande (-1,4%) viene letto come una «tendenza alla stabilizzazione dei consumi delle famiglie, fortemente compressi nel 2008». In un quadro così cupo, reggono solo comunicazioni (+4,4%) e servizi di ristorazione (+0,3%). «Non possiamo più aspettare – sentenzia Sangalli – Dobbiamo riattivare al più presto il circuito della fiducia nel sistema bancario e tra banche e imprese a sostegno dell’economia reale. Ancora, dobbiamo rivisitare gli studi di settore e rilanciare gli investimenti infrastrutturali». L’allarme, però, non sorprende i consumatori, che dicono di avere già «ampiamente previsto» il calo e tornano a chiedere misure urgenti per far ripartire i consumi, a partire dalla riduzione dei prezzi di almeno il 20%. «Di fronte a questo allarme – denunciano Adusbef e Federconsumatori – ci chiediamo perché il governo non intervenga con misure serie e adeguate». Analoga la richiesta del Codacons, che lancia sul web la campagna «Abbassiamo i prezzi del 20%». Più drastica l’Adoc, che corregge anche al ribasso il dato della Confcommercio evidenziando un crollo dei consumi, a gennaio, pari addirittura al 7%.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: auto, Banca d’Italia, bankitalia, Confcommercio, consumi, crisi, Ignazio Visco, Prezzi, sangalli, vendite
