26 Febbraio 2009

Le vendite al dettaglio a dicembre del 2008 hanno segnato una flessione dell’1,9%

Roma.  Le vendite al dettaglio a dicembre del 2008 hanno segnato una flessione dell’1,9% sullo stesso mese del 2007. Il risultato peggiore dal 1997. E’ vero che nel 2008 le vendite della grande distribuzione hanno segnato una crescita dell’1%, ma quelle delle piccole aziende commerciali sono cadute del 2%, con una punta del 2.2% per le micro-imprese.
In sostanza, la conferma che il 2008 è stato un anno difficile per i consumi, accompagnata dalla previsione (di fonte commerciale) che il 2009 potrebbe essere un "annus horribilis". Da qui il dibattito sulle misure per evitare il peggio, con l’ufficio studi di Confcommercio che indica la causa della crisi nella scarsa crescita dei redditi delle famiglie e le associazioni dei consumatori che insistono per un calo strutturale dei prezzi e non solo su offerte promozionali. La crisi dei consumi ha colpito in primo luogo quelli non alimentari, con una flessione dell’1,6% che sale al 2,5% per gli elettrodomestici. Per la Confcommercio servono misure più incisive per sostenere le attese positive delle famiglie. La Confesercenti lancia un allarme aziende: le piccole imprese hanno registrato lo scorso anno 36 mila chiusure. Il 2009 potrebbe essere un anno ancora più pesante per le aziende minori e l’occupazione.
Dalla parte dei consumatori, il Codacons attribuisce il forte calo dei consumi all’aumento "smisurato" dei prezzi. Occorrono una riduzione generalizzata dei prezzi di almeno il 20% e libertà per i saldi. Adusbef e Federconsumatori stimano per il 2009 un maggiore costo per famiglia di 564 euro l’anno, in mancanza di seri interventi economici. E’ necessario rivalutare il potere di acquisto delle famiglie a reddito fisso per almeno 1.200 euro l’anno. L’Adoc denuncia una situazione drammatica. Le vendite di prodotti non alimentari sono calate del 6-7% nel 2008, mentre la spesa delle famiglie medie è scesa del 5%.
Una voce fuori dal coro viene dalla Coldiretti, secondo cui le vendite dirette dal produttore al consumatore sono cresciute nel 2008 dell’8%. Un italiano su due ha acquistato, almeno una volta, direttamente dal produttore agricolo, saltando la filiera della distribuzione. Certo, i costi di distribuzione sono alti, ma questa non è la sola causa del crollo dei consumi. I redditi delle famiglie non raggiungono la crescita dei prezzi. Dall’avvento della moneta comune, gli italiani a reddito fisso sono pagati in lire ma pagano in euro. La forbice redditi-spese si è allargata fino ad eliminare i consumi non indispensabili.
 

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