Film Dvd e chiavi Usb nel paniere prezzi
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fonte:
- la Repubblica
ROMA – Chi fa acquisti punta all´hi-tech e, per tenere sotto controllo il bilancio familiare, preferisce piuttosto rinunciare alla pizzeria e cuoce la "Margherita" in casa. Cambiano i consumi degli italiani e cambia anche il paniere, l´insieme di beni sui quali l´Istat calcola l´inflazione. Il costo della vita continua a rotolare verso il basso – a gennaio le previsioni stimano un dato fermo all´1,6 per cento (contro il 2,2 registrato a dicembre) – e in molti vedono in tale cifra un declino delle «uscite». Ma se il budget di spesa è rigido, le voci cambiano. L´Istat, quest´anno, ha aggiunto alla sua «lista» la pasta base per pizze, rustici e dolci, il mais in confezione, la chiave Usb che permette di trasferire dati e foto da un pc all´altro (l´erede quindi del vecchio floppy disk uscito dal paniere nel 2001) e i film in dvd (che ormai hanno del tutto sostituito la vecchia videocassetta uscita nel 2007). Novità che segnalano un diverso modo di mangiare, ma anche una maggiore attenzione ai costi. L´istituto di statistica ormai da anni aggiunge voci legate all´alimentazione «veloce» (nel 2007 per esempio fu la volta dei sughi pronti). E comunque, segnala la Coldiretti «la pizza fatta in casa costa un terzo di quella fuori». Quanto all´hi-tech il peso della voce aumenta di anno in anno e di fatto, all´interno di posizioni già esistenti, l´Istat ha introdotto le tariffe Adsl (la banda larga), ma anche la navigazione su internet dal cellulare, il netbook (computer a dimensioni ridotte) e l´acquisto di biglietti ferroviari on line. In generale, visto il crollo del prezzo del petrolio, nel paniere ha perso peso la voce «trasporti» ed è aumentato invece quello dell´abbigliamento, calzature, spese per l´abitazione e mobili, comunicazioni e ristorazioni. Il nuovo mix 2009 ha prodotto, ieri, la prima stima dell´anno: l´inflazione a gennaio risulta scesa – rispetto allo stesso mese del 2008 – all´1,6 per cento, tornando ai livelli dell´agosto 2007. Un dato che si è prestato a letture opposte. Il governo vi vede un simbolo di ripresa, commercianti, consumatori e sindacati lo valutano un segnale della crisi in atto. Secondo il ministro Scajola la quota «è incoraggiante, significa che la riduzione dei prezzi dipende soprattutto dal calo internazionale delle materie prime e solo in parte dalla domanda interna». Di parere opposto la Cgil: «Diminuisce l´inflazione, ma aumenta il rischio di deflazione e la ripresa si allontana», commenta il segretario confederale Megale, «è una vera e propria riduzione generale del livello dei prezzi causata dalla debolezza dei consumi e dal freno agli investimenti delle imprese». Analisi condivisa dai commercianti: per Confcommercio quell´1,6 per cento segnala «la crisi profonda e strutturale dell´economia e delle dinamiche di consumo delle famiglie; l´esaurirsi degli effetti dell´impennata delle materie prime energetiche; le più favorevoli politiche di prezzo: ormai un prodotto su tre viene venduto a prezzi decrescenti grazie a promozioni e offerte». Confesercenti avverte: «C´è poco da brindare, scende anche il Pil. C´è il rischio che l´Italia, con il suo fardello di debito pubblico ed inefficienze, esca dalla crisi più malconcia degli altri paesi europei». Per i consumatori del Codacons siamo davanti «a un illusione ottica: nonostante gli aumenti record dei mesi passati i prezzi rallentano, ma continuano a salire».
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