6 Aprile 2008

Malatelefonia, attenzione alle interurbane mai fatte eppure addebitate

Non soltanto i numeri a pagamento, ma pure le chiamate interurbane in località totalmente sconosciute vengono accreditate indebitamente sulla bolletta telefonica. La segnalazione arriva da un utente Telecom di Casale e, secondo una raccolta di informazioni pur sommaria, il caso non sarebbe isolato. Spiega il cittadino: “Nel tabulato allegato a una sola bolletta, ho trovato oltre una mezza dozzina di telefonate verso località dove non c`è nessuno che conosco e dove non ho necessità di chiamare“. Che fare? L`avvocato Antonio Missineo, del Codacons, ha scritto a Telecom una lettera segnalando i disguidi. Agli utenti indica anche un percorso da seguire: “La prima cosa, per chi già non lo riceve, è richiedere l`invio dei tabulati su cui sono annotate tutte le telefonate fatte: controllarli sempre con cura“. È vero che il numero non è completo (mancano le ultime cifre), ma, se si tratta di un recapito familiare, lo si riconosce. Se non lo è, desta sospetto. In questo caso si richiede di conoscere l`intero numero. E, accertato che nessuno in famiglia ha fatto quelle chiamate, si presenta una denuncia contro ignoti da allegare in copia a una lettera indirizzata a Telecom spa, in cui si chiede di annullare le cifre addebitate erroneamente. Al contempo si paga la bolletta, ma sottraendo le cifre in contestazione. “Non si tema – avverte Missineo – il distacco della linea telefonica, perchè il garante antitrust, in una propria ordinanza, lo vieta quando ci siano contestazioni in atto“. Ma a chi giovano? Corsi per apprendisti a chi già sa fare Servono davvero – cioé: i ragazzi imparano seriamente qualcosa che non conoscono – i corsi di apprendistato di 120 ore imposti dalla Regione? Un imprenditore artigiano alessandrino non soltanto è molto perplesso (per precedenti esperienze maturate, per le quali, tra l`altro, non ha neppure ancora ricevuto i rimborsi previsti), ma è pure molto arrabbiato. La premessa. “Da molti anni sono in contatto con la scuola professionale Enaip di Alessandria, da cui ho attinto ragazzi ben preparati da inserire nella mia azienda; alcuni, poi, con il tempo si sono anche messi in proprio“. Il fatto recente. “Nella mia ditta, mentre studiava, ha fatto un regolare stage di tre mesi un ragazzo pakistano“. Dimostra attitudine e buona volontà: l`imprenditore, appena il giovane consegue la qualifica, decide di fargli fare un tirocinio di sei mesi. “Do mandato al commercialista di assumerlo come apprendista a tempo indeterminato“. Però, per iscriverlo nell`elenco degli apprendisti, è obbligatorio che frequenti un corso di 120 ore appunto per apprendisti. “Ma come! – reagisce l`artigiano – questo ragazzo ha già frequentato per tre anni la scuola professionale, sa bene quali sono le nozioni basilari e specifiche delle sue mansioni e circa i rapporti corretti in un ambiente di lavoro; in più, ha svolto lo stage nella mia azienda. Perchè deve seguire un corso generico di apprendistato in cui non si impara nulla del lavoro che andrà a svolgere?“. Se il corso da 120 ore lo frequentasse chi non ha mai fatto esperienza o non ha conseguito un titolo di studio professionale, un senso potrebbe esserci: ma così? “La brutta sensazione – commenta l`imprenditore arrabbiato – è che in molti casi si facciano corsi frettolosi solo per lucrare sui contributi stanziati per legge“. Telefoni, viabilità, sanità, banche, rapporti di vicinato, rumori, molestie: quali sono le cose che non vanno? Segnalatele alla rubrica “NonVa“, che esce ogni domenica.

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