8 Marzo 2008

Un dato per tutti: si mangia meno pane

ROMA – Un dato per tutti: si mangia meno pane. Gli italiani sono infatti sempre più in bolletta: schiacciati dai continui rincari si trovano ormai a fare i conti anche per acquistare i beni più necessari, a partire da pane e pasta. E la crisi riguarda tutti: dai commercianti che vendono sempre meno, pagano sempre più imposte (+35% tra il 2002 il 2007 secondo Confartigianato) e vedendo erodersi notevolmente il margine di guadagno, ai consumatori che, allarmati, attraverso i loro rappresentanti, chiedono una drastica riduzione dei prezzi (il 20-30%). Questo anche perchè è la stessa tenuta complessiva del sistema ad essere a rischio: se non si consuma, non si produce e questo non ha certo un buon effetto sull`andamento dell`economia tanto che, anche a causa della contrazione della domanda interna, si va verso una drastica riduzione delle stime di crescita per quest`anno (0,5-0,7% secondo ipotesi più recenti). Il quadro emerso ieri non lascia spazio a nessun ottimismo anche perchè nessuna delle voci prese in esame dalle diverse analisi economiche segna incrementi di rilievo: si parte dal dato generale diffuso da Confcommercio che ha registrato una contrazione a gennaio dell`1,1%. È il peggior calo da tre anni a questa parte e riguarda voci importantissime: calano infatti gli alimentari (-2,5% in quantità), la mobilità (-4,4%) e beni e servizi ricreativi (-5,5%). Insomma: si riduce la spesa al supermercato, si prende l`auto il meno possibile e se prima si andava al cinema o al teatro adesso si resta in casa ad aspettare tempi migliori. E si risparmia anche sul vestiario: -1,7% la contrazione per abbigliamento e calzature. Ma c`è di più: un`analisi più dettagliata fatta dalle organizzazioni agricole (Cia e Coldiretti) mostra infatti un dato allarmante. Intanto si consuma meno, ma si paga di più. E in alcuni casi il prezzo che si paga è quadruplo rispetto alla produzione. Come nel caso del latte che dalla stalla alla tavola aumenta di valore del 281%. Così i rincari, a volte spropositati, hanno già reso un 2007 “magro“ per le tavole degli italiani e hanno fatto anche crescere la spesa alimentare: rispetto al 2006 i consumi domestici sono, infatti, diminuiti, in quantità, dello 0,7%, mentre per mangiare tra le mura di casa si è pagato l`1,2% in più: una cifra pari a poco meno di 50 miliardi di euro. E sono proprio i consumi primari a calare: pane e pasta, afferma la Cia, registrano cali, rispettivamente, del 6,3% e del 2,6%. Consistente anche la flessione di frutta (-2,5%), di ortaggi (-4,2%) e di carne bovina (-3,1%). Gli acquisti domestici di carne suina scesi dell`1,1%, prodotti ittici calano dello 0,8% e burro in flessione del 3,6%. L`anno scorso gli italiani hanno anche dovuto bere meno: i consumi di vino sono calati del 4,6%, quelli di spumante del 17,1% e quelli di birra del 4,1%. Chiaramente allarmati dalla situazione i consumatori che lanciano diverse proposte: il Codacons chiede “una riduzione generale dei prezzi dal 10 a 20%, per ridare respiro ai portafogli degli italiani e sostenere gli acquisti che, di questo passo, scenderanno ulteriormente“. Adiconsum chiede a Confcommercio di rivolgere “un appello ai propri associati a non praticare aumenti ingiustificati e a non tenere comportamenti speculativi“. Infine Federconsumatori chiede che i commercianti riducano “drasticamente i prezzi, di almeno il 10-15% e, si ricordino che chi è causa del suo mal pianga se stesso“.

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