19 Febbraio 2008

Prezzi bloccati? Si, grazie ma con tutti i distinguo del caso

L`Umbria non sarebbe più pioniera negli accordi contro il caro vita ma potrebbe recuperare allineandosi a quanto fatto nelle Marche nei giorni scorsi. La proposta di un patto per ora semestrale contro l`inflazione arriva dalla Federconsumatori regionale che sul tema chiama all`appello grande distribuzione, Confcommercio e Confesercenti dell`Umbria. “L`idea è riproporre quanto fatto nelle Marche dove Regione e commercianti hanno individuato un paniere di “75 refererenze (categorie di prodotti)“ per la grande distribuzione, 50 per la media, 25 per la piccola“, fa notare Alessandro Petruzzi, presidente regionale di Federcosumatori. “I prodotti dovranno essere quelli delle liste presentate dagli esercenti e vigilate dall`ufficio commercio della Regione in collaborazione con le associazioni dei consumatori. Nelle Marche all`iniziativa hanno aderito diversi marchi commerciali e punti vendita e dimostra che qualcosa si può fare oltre ad accordi “specchietto per le allodole“. Ora vediamo chi qui si prenderà la responsabilità di non accettare una proposta del genere“. Nel paniere scelto dovrebbero finire prodotti disparati, dall`olio per motore ai biscotti, con un accordo aperto che nelle Marche vede negozi e supermercati aderire continuamente anche dopo la firma del protocollo d`intesa. “Per la grande distribuzione hanno risposto all`appello almeno 10 grandi marchi tra cui Legacoop e Confcooperative – aggiunge Petruzzi – mentre per la piccola distribuzione hanno aderito centinaia di piccole e medie realtà iscritte a Confcommercio e Confesercenti, con le associazioni dei consumatori chiamate a svolgere un ruolo di controllo per verificare che l`accordo firmato sia rispettato da negozi e supermercati. Siamo convinti che grande distribuzione, Confcommercio e Confesercenti comprendano la drammaticità del momento e siano in grado di partecipare attivamente così come hanno fatto nelle Marche“. L`associazione sollecita in tal senso una veloce convocazione della consulta regionale utenza e consumo chiamata a verificare se in Umbria esistano le condizioni per estendere l`accordo siglato nelle Marche anche in Umbria. Nessuna riserva particolare dalle due organizzazioni di commercianti con il settore che, tuttavia, non ci sta a giocare da solo il ruolo della lotta al caro vita. “Riterremmo demagogico e di pura immagine un`operazione che andrebbe nella direzione di ciò che già molti operatori già fanno – precisa Federico Fiorucci, coordinatore Confcommercio Umbria – con promozioni e offerte al ribasso che ormai si giocano al centesimo. Non rifiuteremmo a priori un accordo sul contenimento del caro vita chiesto dalla Regione, ma non riteniamo sia utile partire dall`ultimo anello della catena che così apparirebbe sempre l`unico responsabile degli aumenti. Invece ci sono altri soggetti che incidono sui bilanci domestici che gestiscono la lista dei cosiddetti costi incomprimibili“. Il riferimento è agli enti pubblici per le tasse e le tariffe locali, ma anche ai trasporti (prezzo benzina compreso) ed ai costi del sistema bancario. “E` tempo di coinvolgere in accordi simili anche una serie di soggetti intermedi come gli industriali – aggiunge Fiorucci – che, come per dirla come il presidente Antonio Giorgetti, producono a costi cinesi e vendono a prezzi svizzeri. C`è da lavorare per capire e approfondire il fenomeno ed auspichiamo che l`attenzione sia puntata non solo sui commercianti ma su tutte le cause all`origine della minore disponibilità di spesa delle famiglie. Siamo favorevoli ad iniziative che cerchino di fare luce sul problema: se le famiglie non arrivano a fine mese, i primi a rimetterci siamo noi, ma in tali accordi posizioni e responsabilità di ogni settore devono essere collocate al loro posto“. Sulla stessa linea Confesercenti, con il segretario regionale, Francesco Filippetti, che auspica un accordo, al caso, allargato al massimo. “Siamo stati tra i primi a credere in accordi simili (vedi “prezzo contenuto“) ma se si continua a fare accordi solo con i negozianti si sbaglia target perché intorno a quello stesso tavolo andrebbero chiamati anche altri soggetti che incidono sui costi delle famiglie, come banche (Abi), compagnie petrolifere, enti locali (Anci, Regione), artigiani e professionisti. Altrimenti gli accordi di questo tipo servono solo a puntare il dito sul commercio e sulla spesa alimentare che, in realtà, incide solo per il 15% sulla spesa mensile delle famiglie“. Intanto, guarda con interesse all`iniziativa delle Marche anche il Codacons Umbria. “Ben venga se non è di pura facciata e se c`è reale volontà di arrivare a fermare i prezzi. Il momento sarebbe giusto comunque quanto meno per riprendere a ragionare intorno allo stesso tavolo ma una volta a tanto dovrebbero essere altre parti a promuovere iniziative simili, a cominciare da enti locali e commercianti. Ma la nostra esperienza dimostra che si può ragionare anche con il sistema bancario ed altri interlocutori considerati più “difficili““. Intanto, la sfida al caro vita è stata lanciata da mister prezzi che in Umbria avrà occhi e orecchi attraverso le Camere di commercio. E mentre le associazioni di consumatori continuano a raccogliere segnalazioni su proposte di sconto non vere, forti differenze di prezzo sullo stesso prodotto, da un esercizio all`altro o da una località all`altra, una risposta per monitorare la situazione si aspetta proprio dalle Camere di commercio. “Abbiamo chiesto sia a Perugia che a Terni – avverte Petruzzi – come si stanno attrezzando per il monitoraggio di prezzi e tariffe per conto del ministero: serviranno uffici, sportelli ed anche un numero verde da attivare sul territorio per organizzare un vero e proprio osservatorio locale“.

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