24 Gennaio 2008

Consumi, nuova frenata in arrivo

Consumi, nuova frenata in arrivo
Confcommercio prevede un calo dello 0,3%.

In arrivo una nuova frenata dei consumi: nel 2008, secondo le stime del Centro studi della Confcommercio, la crescita della spesa si attesterà all`1,2% rispetto all`1,5% del 2007. Il dato singolare è che per carne e zucchero è stimato un calo dello 0,5%; più accentuato (-0,7%) per pane e cereali. Tra i consumi che invece aumenteranno, quelli dei telefonini (+22%), servizi telefonici (+21,4%) ed elettrodomestici (+15,6%). Non solo: gli italiani spenderanno di più per le vacanze (1,8%) rispetto al 2007 (0,3%), mentre ridurranno le spese per il tempo libero (1,6% rispetto a 2,3% del 2007). Si risparmierà anche sui pasti in casa e fuori casa (0,5% rispetto a 0,7% del 2007), sulle spese per la casa (1,4% rispetto a 1,2% del 2007) e su tutto ciò che riguarda la cura di sé, dalla palestra al parrucchiere (1,3% rispetto a 1,6% del 2007). In generale, su una spesa di 3.186 euro al mese a famiglia, la fetta maggiore è attualmente riservata alla casa (900 euro) e all`alimentare (733 euro). Alti anche i costi relativi alla cura personale (650 euro) e a mezzi e telefonini (572 euro). Incide meno la spesa per il tempo libero (238 euro) e ancora meno quella per i viaggi (93 euro). A livello territoriale, è la spesa del Nord-Ovest quella che dovrebbe aumentare di più (1,5%), mentre il Sud e le isole si fermano a un +1,1%. La spesa nel Nord-Est e al Centro crescerà invece dell`1,4%. Secondo Confcommercio, poi, la stima dell`inflazione per il 2008 al momento è ferma a +2,3%, ma potrebbe essere necessaria una pronta correzione nei primi mesi dell`anno per portarla anche oltre il 2,5%, mentre i redditi degli italiani sono fermi ai livelli del 1992. Per Carlo Sangalli, presidente della confederazione dei commercianti, la ricetta è una sola: ridurre la spesa e abbassare le tasse. Sangalli ha spiegato che “per rilanciare i consumi non c`è altra strada se non quella di ridurre la spesa pubblica e abbassare le tasse. Questo è fondamentale per rilanciare i consumi“. La situazione attuale “che stiamo vivendo ora rende difficile questa operazione, per questo chiediamo alla politica una risposta responsabile e tempestiva“. Secondo Federconsumatori è dal 2002 che “70 miliardi di euro, pari a circa il 5% del prodotto interno lordo, si sono spostati dai percettori a reddito fisso, depauperandolo del 25%, ad altri strati sociali, tra cui proprio quelli dell`intermediazione commerciale. Tutto ciò attraverso la colpevole acquiescenza di un governo svogliato e irresponsabile, che evitò accuratamente verifiche e controlli in una fase storica del cambio lira-euro“. Bisogna quindi agire in tre direzioni ben precise: “Chiudere positivamente tutti i contratti di lavoro, a partire proprio da quello, così in sofferenza, del commercio di cui è titolare la Confcommercio stessa. Diminuire fortemente il carico fiscale delle buste paga e delle pensioni, anche se in ciò non si è certo aiutati dall`attuale situazione politica e di governo. Abbassare fortemente i prezzi e ricercare rapporti più chiari, più onesti e più trasparenti nel mercato eliminando manovre speculative“. Posizione condivisa anche dal presidente del Codacons Carlo Rienzi: “è vero che per rilanciare i consumi serve una riduzione della pressione fiscale ma prima di tutto serve un sensibile calo dei listini in tutti i settori. Confcommercio, quindi, se davvero tiene ai consumi degli italiani, dovrebbe dare il buon esempio, obbligando i propri commercianti a ridurre i prezzi di almeno il 10%, nell`interesse anche degli stessi esercenti“. Intanto, dalla newsletter “Prezzi&Consumi“ curata dall`osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello sviluppo economico emerge che nel 2007 sono aumentati i prezzi delle patate, del pollame e delle tariffe sui rifiuti, mentre è proseguita la discesa per servizi di telefonia e prodotti elettronici. Gli incrementi più rilevanti si sono avuti in particolare per beni alimentari come le patate (+15,2%), il pollame (+9,2%), il pane (+5,7%) e la frutta fresca (+5,5%) e anche per alcuni servizi pubblici, come la raccolta dei rifiuti (+9,2%) e i trasporti ferroviari (+7,2%) e marittimi (+7%).

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