14 Agosto 2020

Zone rosse, indagati Conte e 6 ministri Ma i pm: archiviateli

l’ avvocato taormina, firmatario di alcune denunce, promette battaglia: «la procura non interferisca. gli atti sono fondati»
fabio amendolaraI 14 faldoni, con dossier e accuse al governo sulla gestione dell’ emergenza da coronavirus, che l’ avvocato Carlo Taormina aveva visto spedire con destinazione Tribunale dei ministri a fine luglio sono stati accompagnati da una letterina della Procura nella quale, pare, si sostenga che l’ invio della documentazione, con tanto di avviso di garanzia, sia un atto dovuto e che «le notizie» contenute sarebbero «infondate e dunque da archiviare». Ieri il portavoce del premier Rocco Casalino si è affrettato a propagandare la comunicazione. «Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i ministri Alfonso Bonafede, Luigi Di Maio, Roberto Gualtieri, Lorenzo Guerini, Luciana Lamorgese e Roberto Speranza hanno ricevuto una notifica riguardante un avviso ex articolo 6, comma 2, legge costituzionale numero 1/1989 da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma». Ovvero, recita la legge costituzionale citata, «il procuratore della Repubblica, omessa ogni indagine, entro il termine di 15 giorni, trasmette con le sue richieste gli atti relativi al collegio, dandone immediata comunicazione ai soggetti interessati perché questi possano presentare memorie al collegio o chiedere di essere ascoltati». La Procura, insomma, ha già fatto valutazioni, ma la legge prevede che debba solo fornire comunicazione ai ministri coinvolti. «La trasmissione da parte della Procura al collegio, in base alle previsioni di legge, è un atto dovuto», si legge nella nota di palazzo Chigi. E infatti lo è. Contattato dalla Verità, Taormina ha commentato: «L’ unico organo che può fare indagini è il Tribunale dei ministri, quindi questa nota inviata dalla Procura è fuori da qualsiasi previsione di legge e volendola interpretare nel modo più blando possibile, si sarebbe effettuata una interferenza che potrebbe essere condizionante». Ma Taormina il Tribunale dei ministri lo conosce bene, avendo ricoperto in passato la carica di sottosegretario. E aggiunge: «Il Tribunale dei ministri è un organo autonomo e io conosco troppo bene i componenti per immaginare che si faccia influenzare da questa nota della Procura». E infine l’ avvocato introduce un altro tema: «Nella nota si fa riferimento al fatto che se errori ne sono stati fatti, si tratta di scelte di carattere politico. Allora io mi chiedo, premesso che mettere la Zona rossa significa salvare la vita e toglierla significa far morire, se mettere il lockdown significa salvare la vita e non metterlo significa lasciar morire, si tratta di una scelta politica? Io ritengo che sia una scelta giuridica, la cui inosservanza comporta responsabilità penali. Affermare il contrario è una bestemmia giuridica». Casalino ci ha tenuto a comunicare che, in quella che definisce una «relazione» della Procura, questa ritenga «le notizie di testo infondate e dunque da archiviare». Poi ha aggiunto che il presidente del Consiglio e i ministri si dichiarano sin d’ ora disponibili a fornire ai magistrati «ogni elemento utile a completare l’ iter procedimentale, in uno spirito di massima collaborazione». Gli articoli del codice penale su cui si basano le ipotesi di reato riguardano: concorso (articolo 110 codice penale) in delitto di epidemia (438 codice penale), in delitti colposi contro la salute pubblica (452), in omicidio colposo (589), in abuso d’ ufficio (323), in attentato contro la costituzione dello Stato (283), in delitti contro i diritti politici (294). Taormina, alla sua denuncia, alla quale se ne sono aggiunte altre piovute qua e là da altre aree d’ Italia (tra le quali una del Codacons), sosteneva che Conte & co abbiano avuto consapevolezza del pericolo «imminente» almeno 30 giorni prima della proclamazione ufficiale dello stato di emergenza (partito l’ 8 marzo 2020). «Un ritardo costato oltre 30.000 morti, nonostante l’ Istituto superiore di sanità avesse dato parere favorevole alle chiusure». Nel procedimento è entrato a gamba tesa anche l’ avvocato Valter Biscotti del foro di Perugia, sollecitando che vengano acquisiti «tutti i verbali del Comitato tecnico scientifico», ritenendo che «i cinque già divulgati» siano «solo una minima parte». Secondo Biscotti «è necessario valutare e comparare le valutazioni del Cts con quelle del Consiglio dei ministri per far emergere le condotte penalmente rilevanti del presidente e dei suoi ministri». «Preso atto» della richiesta di archiviazione della procura di Roma, l’ avvocato Biscotti rileva che è nel potere del Collegio «svolgere ulteriori attività d’ indagine». Conte ha affidato a Facebook la sua posizione: «Abbiamo sempre agito in scienza e coscienza, senza la pretesa di essere infallibili ma nella consapevolezza di dover sbagliare il meno possibile per preservare al meglio gli interessi dell’ intera comunità nazionale. Alcuni ci hanno accusato di avere adottato misure restrittive, altri ci hanno accusato di non aver adottato misure sufficienti o di averle adottate troppo tardi. Ci hanno addebitato i più variegati comportamenti criminali. Ci siamo sempre assunti la responsabilità, in primis politica, delle decisioni adottate». I pareri del Comitato tecnico scientifico, si ritiene, non erano vincolanti e le decisioni del governo, quindi, discrezionali. Ma la maggioranza è la stessa che sui Decreti sicurezza, pur di mandare Matteo Salvini davanti al Tribunale dei ministri, ha fatto valutazioni opposte.

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