3 Ottobre 2020

Zinga ordina: mascherine all’ aperto E il governo pensa di corrergli dietro

firmata l’ ordinanza nel lazio, il sottosegretario alla salute annuncia: «possibile anche un provvedimento nazionale». il premier: «valuteremo». scettici gli esperti: «nessuna base scientifica: all’ esterno è inutile»
maddalena guiottoLa mascherina da oggi deve essere indossata anche all’ aperto in tutta la regione Lazio. Il provvedimento, firmato dal presidente, Nicola Zingaretti, interessa praticamente solo questa regione, ma può aiutare a giustificare la proroga dello stato di emergenza, quindi dei poteri straordinari al governo, fino almeno al 31 gennaio. Sulla carta, la scelta di Zingaretti, segretario Pd, è motivata dal picco di 265 contagi, di cui 151 nella Capitale, raggiunto giovedì scorso. In realtà il Lazio potrebbe essere una sorta di laboratorio della politica sanitaria nazionale del Pd. Nel provvedimento firmato ieri, solo tre categorie sono esenti dall’ obbligo: i minori sotto i sei anni, chi ha incompatibilità con l’ utilizzo del dispositivo di protezione e chi svolge attività motoria. La sanzione, per chi sgarra, è di 400 euro. «Per ora non ci saranno chiusure anticipate dei negozi», rassicura Zingaretti, che sostiene come l’ obbligo di mascherine anche all’ aperto sia «un potente strumento di prevenzione per fermare la curva dei contagi e per lanciare un messaggio che dobbiamo seguire tutti delle regole per poter tornare a vivere in piena sicurezza». Il presidente della Regione ribadisce che si tratta di «una decisione assunta per evitare di dover prendere in futuro nuovi provvedimenti addirittura più invasivi. Per ora», continua, «non prevediamo alcuna forma di contenimento degli orari dei negozi, dei bar o dei pub». Non l’ ha presa bene l’ onorevole Vittorio Sgarbi, che vorrebbe far «incriminare Zingaretti per attentato alla Costituzione italiana. Bisogna denunciarlo perché limita le nostre libertà». Promette battaglia anche il Codacons: il presidente, Carlo Rienzi, ha annunciato di esser pronto a promuovere un ricorso contro l’ ordinanza del governatore pd: «La mascherina è fondamentale, ma indossarla quando si è soli è assurdo. È necessario che venga abolito subito l’ obbligo di mascherine all’ aperto nel caso in cui non ci dovessero essere assembramenti». D’ altronde, i contagi crescono, è vero, ma non c’ è allarme e, soprattutto, non c’ è necessità di imporre le mascherine ovunque, dato che «all’ aperto il rischio di contagio è molto basso, se si rispettano le distanze», come dice alla Verità Carlo Signorelli, epidemiologo e past president della Società italiana di igiene (Siti). Sul tavolo del ministero della Salute, però, ormai è approdata l’ ipotesi di estendere a livello nazionale l’ obbligo della mascherina anche all’ aperto – già scattato in Campania, Calabria, Sicilia e, da oggi, nel Lazio. La conferma arriva dal sottosegretario Sandra Zampa. L’ esponente dem ha dichiarato che «non è da escludere un provvedimento nazionale», anche perché, «di fronte a una ripresa dei contagi, molti sindaci e presidenti di Regione stanno andando in questa direzione». Da Bruxelles, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha ammesso che è al vaglio del governo l’ ipotesi di estendere l’ obbligo di indossare la mascherina all’ aperto su tutto il territorio nazionale. La misura, ha detto, «è stata appena adottata da qualche Regione», ha ricordato Conte. «Siamo in costante aggiornamento con il ministro della Salute e gli esperti del Cts. Torneremo a confrontarci con le Regioni e deliberemo». Nel confermare l’ intenzione di chiedere la proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio, Conte ha però precisato che sulla questione dell’ obbligo delle mascherine anche all’ aperto, «al momento non abbiamo deliberato nessuna misura». Quindi, almeno questo provvedimento non dovrebbe figurare tra le misure del nuovo Dpcm che il cdm discuterà lunedì e il ministro Roberto Speranza illustrerà martedì in Parlamento, il giorno prima della scadenza di quello attualmente in vigore. La questione però resta aperta e pronta ad essere riproposta in caso di necessità, più politica che di salute. Gli esperti infatti concordano sul fatto che l’ accortezza per evitare il contagio, anche all’ aperto, è il mantenimento delle distanze, più che la mascherina. «Negli stadi», spiega Signorelli, «se c’ è un tifoso ogni quattro posti, il rischio di contagio è basso. All’ Olimpico, per esempio, 20.000 spettatori potrebbero starci tranquillamente, all’ aperto, senza mascherina», continua l’ epidemiologo. «Il problema è piuttosto nelle code all’ ingresso, nei mezzi pubblici» in cui le distanze potrebbero non essere rispettate. Da queste considerazioni il numero di tifosi consentiti è arrivato a 1.000. «Nel 95% dei casi, dal punto di vista scientifico», osserva Signorelli, «all’ esterno, la mascherina non serve, stando alla distanza di almeno un metro». La politica però segue altre logiche. In Lombardia, alla fine del lockdown, l’ obbligo della mascherina all’ aperto è stato prolungato rispetto al resto d’ Italia. Ma erano altri numeri e si era a ridosso dello tsunami sanitario. «Obbligando a tenere sempre la mascherina si fa in modo che quando vengono meno le distanze, anche all’ aperto, non ci si esponga al rischio di contagio», spiega l’ epidemiologo. Questione d’ opportunità, non di necessità. All’ estero, intanto, ci sono medici, come l’ austriaco Peer Eifler, talmente convinti di questo, da rilasciare certificati per «esonerare dall’ obbligo della mascherina» i pazienti in cui crea problemi fisici o psicologici. Ieri, come riporta Wochenblick, è stato perquisito il suo studio, dopo che gli è stata sospesa la licenza per poter praticare la professione medica. Ma i suoi certificati, ironia della sorte, sono ancora validi.

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