19 Febbraio 2021

Zaia alle case farmaceutiche: chi l’ha venduto ai tedeschi?

VENEZIA Da settimane il Veneto dichiara che sta trattando l’acquisto del vaccino PfizerBiontech, «con intermediari che hanno titolo a venderlo e che hanno nomi e cognomi anche italiani», in base a due offerte per 15 e 12 milioni di dosi. Ma la casa farmaceutica statunitense, che insieme all’azienda tedesca ha concordato con l’Unione Europea la consegna entro il 2021 fino a 600 milioni, ha precisato di avere contratti «con i governi» e di non avere in corso forniture «al mercato privato in questo momento». È che il presidente Luca Zaia non intende minimamente partecipare ai negoziati, per cui ha delegato il direttore generale Luciano Flor, altrimenti avrebbe un paio di domande da porre al colosso americano: «Ci sono altri venditori del vostro vaccino sul mercato? Oppure: potete dichiarare che tutto quello che non è distribuito dall’Europa non è vaccino? Non lo dico per provocazione, ma perché una risposta chiara ci toglierebbe anche dall’imbarazzo di stare qui a perdere tempo».
LE IPOTESI
Qualche certezza sul modo di operare delle multinazionali potrà forse arrivare entro il 10 marzo: su istanza del Codacons, ieri il Tribunale di Roma ha ordinato a Pfizer di mostrare il contratto siglato con l’Ue. Fino ad allora, siamo alle ipotesi. Il fondamento giuridico da cui sono partite le Regioni è che i vaccini sono considerati farmaci salvavita, i tre presi in considerazione (c’è pure Moderna) sono stati autorizzati dall’agenzia regolatoria europea Ema e i ritardi nelle forniture all’Italia sono oggettivi. Ma bisogna ancora chiarire definitivamente se il divieto per gli Stati membri di stringere accordi bilaterali, previsto dal contratto sottoscritto con la Commissione Europea, valga solo rispetto alle case produttrici e non anche a terzi intermediari. In ogni caso, da dove arrivano le dosi proposte da questi emissari? «O sul mercato c’è prodotto contraffatto e quindi siamo di fronte a una truffa riflette Zaia oppure le aziende dovrebbero sapere a chi l’hanno ceduto». Magari a Paesi che poi l’hanno rivenduto ai broker?
LA POLEMICA
I dubbi serpeggiano. Il professor Andrea Crisanti coglie l’occasione per rintuzzare la polemica con il governatore: «Quella di Zaia è una boutade per recuperare credibilità. Sperava che Arcuri gli dicesse di no, per dargli la colpa del fallimento dell’operazione, e invece gli ha detto di sì, quindi adesso si pone il problema di capire da dove vengono quelle dosi. Dobbiamo fare attenzione alla contraffazione o a faccendieri che rubano dosi di vaccini ad altri Stati». L’opposizione incalza. «Chi sono questi intermediari?», chiede la consigliera regionale verde Cristina Guarda. «Il presidente ha il dovere di denunciare in Procura portando tutte le carte», affermano i colleghi dem Andrea Zanoni, Francesca Zottis, Anna Maria Bigon, Giacomo Possamai, Vanessa Camani e Jonatan Montanariello. «La Regione deve chiarire», concorda Andrea Ferrazzi, senatore del Pd.
L’OBBLIGO
Zaia respinge ogni insinuazione: «Più chiaro di così. Abbiamo chiesto l’autorizzazione all’importazione ad Aifa, abbiamo seguito l’indicazione di Arcuri e abbiamo chiesto i numeri dei lotti agli offerenti. Siamo proprio in attesa di quelli e mi spiace che si voglia sempre vedere il torbido dappertutto. A questo punto mi rivolgo alle aziende. Se le tre Big Pharma dicono che quello che viene distribuito al di fuori del circuito europeo non è vaccino, il mondo si mette il cuore in pace. Ma se fosse vero questo, allora dovrebbero spiegare com’è che la Germania ha comprato milioni di dosi per conto suo, evidentemente trovandole sul mercato: si trattava forse di fiale adulterate, o qualcuno gliele ha vendute?». Ribadendo di sentire «l’obbligo etico e morale di verificare», il presidente della Regione ipotizza questo scenario: «Penso che ogni azienda abbia canali istituzionali, concessionari, grandi giri. Per esempio, un fondo d’investimento nel biotech potrebbe aver investito in una società che ha recuperato dosi in via preventiva e oggi magari si ritrova a magazzino un milione di vaccini. Che fanno, se li bevono? Li distribuiranno, immagino. Lo dico senza voler provocare. Ma noi e i nostri colleghi siamo bersagliati da offerte continue».
I TAROCCHI
Di fronte ai rischi paventati da Bruxelles, che ha messo in guardia le istituzioni degli Stati membri dagli accordi bilaterali raggiunti al di fuori della strategia vaccinale comunitaria, Zaia è perentorio: «Se fossi stato al posto della Ursula von der Leyen avrei detto molto più chiaramente: Fate attenzione ai tarocchi, perché in questo mare magnum ci può stare di tutto. Ma se c’è anche un sola boccetta buona, avrò pure il diritto-dovere di saperlo, o no? Se io fossi nei panni di un procuratore della Repubblica, tra un po’ di tempo magari, chiederei alla Regione Veneto: Avete avuto delle offerte, perché non le avete verificate a fronte dei morti e dei malati?. Cerco solo di esplorare ogni pista utile, tutto qua».
Angela Pederiva

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