13 luglio 2017

Votata la fiducia, ma non basta

di Luigi dell’ Olio ROMALa Camera ha approvato a larga maggioranza la fiducia posta dal Governo sul decreto legge per il salvataggio di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. I “sì” sono stati 318, contro 178 “no” e un solo astenuto. Come previsto alla vigilia, il provvedimento è stato votato nella medesima versione approvata dalla commissione Finanze, con una sola eccezione: la sospensione per sei mesi del rimborso di un bond emesso da Veneto Banca. Anche perché, dato il clima di tensione con le opposizioni, la maggioranza ha preferito non dare seguito alle aperture annunciate durante il dibattito in commissione.In particolare ci sono due questioni che stanno molto a cuore ai piccoli risparmiatori: in primo luogo l’ estensione della data limite di acquisto per le obbligazioni subordinate che dà diritto al ristoro: dal 12 giugno 2014 (data di entrata in vigore delle norme sul bail-in) al primo febbraio 2016. In secondo luogo, l’ esenzione dal pagamento dell’ Irpef per gli azionisti danneggiati che nei mesi scorsi hanno accettato l’ offerta di transazione. Dal Parlamento non è ancora chiaro se vi siano margini per “recuperare” questi due fronti in un secondo momento. Dopo un incontro con alcune associazioni di consumatori, i deputati del Partito democratico hanno diffuso una nota in merito spiegando che si impegneranno a «cercare soluzioni per gli azionisti». Gli esponenti del Pd hanno ascoltato le istanze di Adusbef, Codacons Veneto, Ezelino III da Onara, Associazione Vitale, che alla fine del vertice hanno dichiarato di condividere la necessità dell’ approvazione del decreto voluto dal Governo per salvaguardare la continuità del sistema economico veneto, ma hanno anche chiesto garanzie sui risarcimenti agli azionisti.Tornando alla giornata di ieri alla Camera, dopo il voto di fiducia si è passati all’ esame degli ordini del giorno, con 80 deputati del Movimento Cinque Stelle che si sono iscritti a parlare per fare ostruzionismo. E se questo approccio dei grillini proseguirà anche oggi, l’ approvazione finale di Montecitorio potrebbe slittare a domani, prima di passare al vaglio del Senato per l’ approvazione finale.Il testo approvato ieri facilita la liquidazione coatta amministrativa della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, garantendo la continuità relativamente al sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio. Le principali misure consistono nella vendita di parte delle attività in bonis a Intesa Sanpaolo, con il trasferimento del relativo personale (circa 11 mila persone). Mentre il resto finirà in una bad bank a controllo pubblico, con lo Stato che ha messo sul piatto 4,8 miliardi di euro. A questa somma cui si aggiungono circa 400 milioni, quale eventuale costo da sostenere per le garanzie prestate dallo Stato sugli impegni delle banche in liquidazione, per un ammontare massimo di circa 12 miliardi di euro. In questo caso le norme europee hanno consentito, con il via libera della Commissione europea, il ricorso agli aiuti pubblici per facilitare la liquidazione dei due istituti, evitando il bail-in, che avrebbe avuto un impatto dirompente sui risparmiatori.Per i creditori subordinati delle due banche viene previsto un rimborso forfettario (l’ 80 per cento dal Fondo interbancario di tutela dei depositanti, il 20 per cento da un contributo di Intesa Sanpaolo). Le richieste di indennizzo dovranno essere presentate entro il 30 settembre.Sulla vicenda si è espresso ieri Carlo Messina, Ceo di Banca Intesa. «Penso che la banca abbia responsabilmente deciso di intervenire in un’ operazione – ha commentato Messina – che ha consentito di salvare 50 miliardi di risparmio, di tutelare due milioni di famiglie, 200 mila imprese e 10 mila famiglie che potevano essere in difficoltà a fronte di questa operazione, mantenendo allo stesso tempo la tutela di 900 miliardi di euro affidati a Intesa Sanpaolo sotto forma di risparmio», ha concluso il Ceo di Intesa Sanpaolo.©RIPRODUZIONE RISERVATA.