24 Febbraio 2002

Volo scomodo? Fate causa

Volo scomodo? Fate causa


I consumatori si organizzano in difesa della salute





Roma. Avete fatto lunghi viaggi in aereo con le ginocchia in bocca o crampi alle gambe, immobili per interminabili ore? Avete pagato un salatissimo biglietto per la vacanza esotica senza poter chiudere occhio in aereo perchè la testa ciondolava penosamente sul sedile del vicino? I gabinetti erano fuori uso o inavvicinabili? Se è accaduto, o se avete avuto problemi di salute dopo il lungo viaggio aereo, ora potete protestare. Dopo i casi di persone morte o ammalatesi dopo voli in «economy», le associazioni consumatori hanno deciso di attivarsi. Il Codacons ha deciso di avviare una «operazione di ascolto» di un mese per capire se gli italiani siano gli unici a non subire danni alla salute o a non viaggiare scomodi in aereo; oppure se il problema esiste ma viene sopportato con italica rassegnazione. Per le lamentele i viaggiatori potranno chiamare il numero 06-37359647 il lunedì dalle 15.30 alle 17.30 e mercoledì dalle 11 alle 13.
L?operazione sarà sperimentata fra il 1° e il 29 marzo e saranno predisposti modelli per adire il giudice di pace se sia ravvisabile l?inadempienza contrattuale.
Federconsumatori ha invece già lo sportello nazionale attivo a Modena chiamato «Sos Turista» e che risponde dal lunedì al sabato allo 059-6660. «Finora è arrivata solo qualche sporadica chiamata, cui non è seguita alcuna azione», spiega il Codacons. Eppure sulla stampa estera, soprattutto anglosassone, questi temi sono all?ordine del giorno. Il Sunday Times pubblica periodicamente lettere indignate di viaggiatori, inferociti con le compagnie aeree, accusate di riempire all?inverosimile le cabine di sedili per motivi commerciali. Il problema della ristrettezza degli spazi, specie nelle classi economiche, si articola su tre livelli: il disagio; il problema della sicurezza e i rischi per la salute.
L?allarme per i rischi di trombosi venosa profonda esplose clamorosamente nel 1998, quando la giovane e atletica britannica Emma Christofferson cadde svenuta appena scesa da un lungo volo di ritorno dall?Australia e morì pochi minuti dopo. Ci si accorse che la postura rattrappita tenuta per lunghe ore aveva rallentato la circolazione nelle gambe favorendo la nascita di un grumo di sangue – un trombo – che una volta rimessasi in moto raggiunse cuore e polmoni. Il piccolo grumo era diventato in pochi minuti un?embolo polmonare mortale.
La malattia venne battezzata «sindrome da classe economica», e da allora è divenuto oggetto di studio e di monitoraggio sanitario, trovando spazio fra le più prestigiose riviste mediche del pianeta. Le ricerche hanno evidenziato solo come in generale, predisposizioni a parte, i lunghi viaggi in spazi ristretti costituiscano un fattore di rischio di trombosi.
L?Oms in agosto ha lanciato una campagna per finanziare una ricerca. All?inizio dello scorso anno 800 australiani hanno avviato una causa collettiva di risarcimento per lesioni o decessi. In Giappone uno studio ha rivelato che fra il ?92 e il 2000 la sindrome ha fatto 25 vittime. Secondo l?University College di Londra la sindrome colpisce un passeggero su dieci, anche se per lo più senza conseguenze. E ora anche le compagnie cercano di correre ai ripari.

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