16 Ottobre 2015

Volkswagen Italia, perquisizioni e indagati

Volkswagen Italia, perquisizioni e indagati

verona: inchiesta della procura, finanza nella sede dell’ azienda l’ ad e altri cinque dirigenti nei guai per frode in commercio
Scandalo Volkswagen: ieri mattina blitz della Guardia di Finanza negli uffici di “Volkswagen Group Italia”, prima azienda di Verona per fatturato e sede italiana della casa automobilistica tedesca. A mandare i finanzieri il procuratore capo di Verona, Mario Giulio Schinaia, che ha aperto un fascicolo nei confronti dell’ azienda (900 dipendenti) che commercializza in tutt’ Italia le vetture di Wolfsburg. L’ ipotesi di reato è frode in commercio. Verona è destinata a diventare il tribunale competente per cause, esposti, denunce da tutta Italia. Qui, si presume, dovrebbero essere riunite le indagini già decollate, a partire da quella aperta a Torino dal pm Raffaele Guariniello e dal procuratore della Repubblica Armando Spataro. Uguale perquisizione è stata compiuta alla Lamborghini di Sant’ Agata Bolognese, socio unico e controllante di Volkswagen Italia. Gli uomini delle Fiamme Gialle sono arrivati alle 7 del mattino davanti alla sede della Volkswagen Italia, praticamente accogliendo gli impiegati che aprivano gli uffici, e hanno effettuato una lunga perquisizione con il sequestro di diverso materiale. Nel registro degli indagati sono iscritti i principali dirigenti dell’ azienda, a partire dall’ attuale amministratore Massimo Nordio e dal presidente Luca De Meo, fino ai loro predecessori risalendo al 2009: dal consigliere delegato Paolo Toba alla rappresentante del gruppo Annamaria Borrega, dall’ ex presidente del cda di Volkswagen Italia Rupert Johann Stadler all’ ex consigliere Michael Alexander Obrowski. Sarebbe da quell’ anno, secondo l’ accusa mossa dall’ Epa, l’ agenzia statunitense per la protezione dell’ ambiente, che Volkswagen avrebbe violato le leggi federali utilizzando nelle sue vetture un software per far rientrare nei limiti i gas di scarico di alcuni suoi motori diesel. I sei dirigenti, come scritto nel decreto di perquisizione e sequestro notificato contestualmente all’ avviso di garanzia e firmato dal pm di Verona Marco Zenatelli, sono indagati «in relazione alla commercializzazione» di auto dei marchi Volkswagen, Audi, Seat e Skoda «aventi caratteristiche differenti, in senso negativo, rispetto a quelle dichiarate». L’ indagine della magistratura scaligera parte da una serie di esposti presentati da diverse associazioni di difesa dei consumatori nelle scorse settimane. Il più rilevante è quello del Codacons che ha anche deciso di costituirsi parte offesa nell’ eventuale processo. «Il presidente Carlo Rienzi – ha fatto sapere la sede nazionale del Codacons – ha dato incarico all’ avvocato Pietro Bassotti di presentare formale costituzione di parte offesa dalla nostra associazione consumatori al Tribunale della Procura di Verona nell’ inchiesta sulla vicenda Volkswagen». «Pochi giorni fa – spieg a Rienzi – avevamo chiesto, con un esposto a ben 104 Procure d’ Italia, di disporre perquisizioni a tappeto nelle sedi italiane di Volkswagen e nelle abitazioni private di dipendenti e manager, come avvenuto in Germania, allo scopo di acquisire documentazione circa lo scandalo delle emissioni falsificate. Ora la Procura di Verona pare darci ragione». Codacons ha anche presentato nei giorni scorsi una class action al Tribunale di Venezia firmata da 1200 automobilisti. E mentre la casa madre tedesca licenza un quarto ingegnere motorista, bocche cucite alla Volkswagen Group Italia da dove nel tardo pomeriggio di ieri è uscito solo un comunicato che confermava le perquisizioni e precisava che «Volkswagen Group Italia e Automobili Lamborghini hanno collaborato, e continueranno a collaborare, con la massima trasparenza e apertura». © riproduzione riservata.
 

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