21 Ottobre 2009

Voli di Stato, nessun reato

 Il Tribunale dei ministri: «Gli ospiti del premier erano legittimi» Archiviata anche l’accusa di abuso d’ufficio per il ministro Maroni

 ROMA   Vanno in archivio le accuse formulate nei confronti del premier Silvio Berlusconi per abuso d’ufficio e peculato in merito alla vicenda dei voli di Stato. E cade nel contempo quella di abuso d’ufficio per il ministro dell’Interno Roberto Maroni, per quanto riguarda l’inchiesta su un respingimento di 227 migranti salvati in acque internazionali nel maggio scorso. A scagionare il presidente del Consiglio e il titolare del Viminale è stato il Tribunale dei ministri che ha accolto in tal senso la richiesta di archiviazione fatta dalla procura di Roma sia per l’«affaire» dei voli di Stato sia per il respingimento dei migranti da cui era scaturita una denuncia di alcuni parlamentari radicali. Il Tribunale, per i voli di Stato, ha accolto la richiesta formulata lo scorso 16 giugno dal procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, dall’aggiunto Achille Toro e dai pm Simona Maisto, Ilaria Calò e Giuseppe Saieva, titolari dell’indagine. Secondo il collegio per l’esame dei reati ministeriali, l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio «deve essere necessariamente esclusa per la mancanza del presupposto della violazione di norme di legge e di regolamento, essendo la materia interamente regolata da direttive della Presidenza del Consiglio dei ministri». Insussistente, secondo il Tribunale dei ministri, è anche il reato di peculato: «Vanno condivise le argomentazioni esposte nella richiesta di archiviazione avanzata dal pm scrivono i giudici non essendo emersi casi di trasporto di soggetti estranei alle delegazioni in assenza del presidente del consiglio dei ministri». In altri termini per il Tribunale, i passeggeri non autorizzati erano comunque sempre in compagnia del premier. A supporto delle proprie conclusioni, i magistrati avevano allegato una copiosa giurisprudenza, tra cui una sentenza della Corte costituzionale che, per un caso analogo, non aveva rilevato profili penali né danni erariali. Nelle sette pagine del provvedimento con cui ha archiviato la posizione del presidente del consiglio, il Tribunale spiega inoltre che non vi è stata «condotta lesiva della funzionalità della pubblica amministrazione e un danno patrimoniale apprezzabile ». L’inchiesta era stata aperta il 3 giugno scorso, dopo il sequestro di circa 700 scatti del fotoreporter sardo Antonello Zappadu, che ritraevano, tra l’altro, Silvio Berlusconi ed alcune delle persone ospitate a villa Certosa, su voli della presidenza del Consiglio diretti a Olbia, tra cui il cantante Mariano Apicella e una danzatrice di flamenco. I voli oggetto dell’indagine si erano svolti tutti nel periodo maggio-giugno del 2008. In particolare, all’attenzione dei magistrati della procura capitolina erano finiti cinque voli di Stato effettuati tra l’aeroporto di Roma e quello di Olbia: quattro, avvenuti tra il maggio e il giugno 2008, riguardavano il soggiorno a Villa Certosa dell’ex primo ministro della Repubblica Ceca, Mirek Topolanek. Un altro, effettuato il 17 agosto dello stesso anno, riguardava Berlusconi ed altre persone in sua compagnia.  La procura aveva avviato gli accertamenti anche sulla base delle notizie di stampa e dell’esposto del Codacons. Per quanto riguarda i respingimenti e le accuse a Maroni il Tribunale ha rilevato che si tratta di «un atto politico non sindacabile in sede penale». Secondo i giudici del collegio, non si può ipotizzare l’abuso d’ufficio per difetto dell’elemento soggettivo (il dolo), ovvero per il Tribunale non c’è stata l’intenzione di arrecare danno alle persone. «Le disposizioni ministeriali si legge nella archiviazione al contrario sono finalizzate ad un efficace contrasto delle organizzazioni criminali». Nessun reato Il premier Silvio Berlusconi e il ministro Roberto Maroni.
 

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