5 Aprile 2012

«Volevamo un figlio e ora riprovare è dura»

«Volevamo un figlio e ora riprovare è dura»

«Hanno ucciso i nostri figli». È il grido di dolore che rimbomba nell’ ufficio del Codacons in un palazzo di viale Mazzini: sono 8 le coppie, tra i 25 e i 45 anni, davanti ai responsabili dell’ associazione di utenti e consumatori, che ha chiesto risarcimenti fino a 2 milioni di euro a coppia per i 94 embrioni distrutti nel Centro di Procreazione medicalmente assistita (Pma) del San Filippo Neri. «Al di là delle valutazioni etiche, bisogna vedere che valore giuridico verrà riconosciuto all’ embrione», ha detto Eugenia Roccella, ex sottosegretario alla Salute. Analoga richiesta di risarcimento per 104 milioni, guidata dall’ avvocato Giulia Buongiorno, era arrivata nei giorni scorsi da 60 famiglie i cui pargoli nati nel Policlinico Gemelli erano risultati positivi alla Tbc. Il Codacons ha presentato un esposto in Procura per omicidio colposo e lesioni gravi. E l’ associazione Cittadinanzattiva precisa: «Il ritardo con cui la Regione Lazio ha legiferato in ordine ai requisiti organizzativi e tecnologici è evidente. Le altre Regioni lo hanno fatto nel 2005, mentre qui i centri non hanno ancora le autorizzazioni definitive». In un lampo un sogno è svanito, forse per colpa del cattivo funzionamento di una valvola per l’ azoto liquido. Qualcuno tenterà di nuovo di avere figli, altri, over 40, non avranno più questa chance. «Stiamo già pensando di adottare un bambino – spiega Stefano -. Ad aprile avevamo programmato il reimpianto di un embrione. Non credo che ci riproveremo: ci sono troppi rischi per la salute di mia moglie, 42 anni, e dei costi. E comunque qualsiasi risarcimento non sarà sufficiente». A pochi metri c’ è Sara Vitale, 33 anni: «Sono in cura da 2 anni nel San Filippo Neri, sono degli angeli – ricorda con affetto -. Avevo 4 ovociti congelati: quando ho sentito la notizia dalla radio stavo impazzendo. Poi appena mi hanno chiamato dall’ ospedale ho capito tutto». Manda giù il rospo e aggiunge: «Mi avevano chiamata 20 giorni fa, ma devo operarmi a causa delle cure ormonali: a ottobre voglio riprovare. E ai soloni che pontificano, dico solo una cosa: il diritto ad avere figli deve essere garantito a tutti, non solo ai ricchi». Infatti a una delle coppie che si è rivolta al Codacons ai privati hanno chiesto fino a 8 mila euro per tentare la fecondazione. «Nel 2006 in un centro privato non è andata bene – ricorda Davide Pugnali, 37 anni, che lavora in una Coop -. Nel 2008, invece, grazie al San Filippo Neri siamo diventati genitori di una bimba che oggi ha 2 anni e 3 mesi. Volevamo il secondo e ora Monica aspetta due gemelli. Gli altri embrioni congelati, però, spettava a noi decidere cosa farne: chi ha sbagliato deve pagare». Simone e Raimonda, 33 e 30 anni, vogliono tornare a casa: «Ci aspetta nostro figlio nato a settembre – dice soddisfatto lui -. In ospedale sono stati tutti molto bravi e umani: ci siamo subito messi in lista per il secondo, ma ora dovremmo ricominciare da capo. C’ è troppo stress e non so se ne abbiamo ancora la forza». Francesco Di Frischia RIPRODUZIONE RISERVATA.

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