26 Agosto 2001

«Voleva vivere, per questo prendeva quelle pastiglie»

I PARENTI


«Voleva vivere, per questo prendeva quelle pastiglie»


Era analista di laboratorio La nipote: gli effetti collaterali li ho trovati su Internet

ROMA – «Mia sorella aveva una disperata voglia di vivere, ecco perché prendeva quelle maledette medicine». Roberto Rongione non ha che un filo di voce, bassa e rauca per la disperazione, e per una malattia che lo costringe a letto, nella sua casa di Napoli. Ma vuole denunciare, ricordare sua sorella Aurora, «una donna magnifica» morta venerdì a Roma a 77 anni dopo aver assunto, fino al 3 agosto scorso, Lipobay e ciclosporine. «Lei voleva guarire subito, per questo ha preso quel farmaco. Ma non doveva soffrire così. Quella medicina è stato un fulmine a ciel sereno». Il dottor Rongione non sa darsi pace. Accusa il colosso farmaceutico, dice che la morte della sorella, «una gran signora che sapeva farsi amare», è una perdita per tutta la città.
Aurora Rongione, medico in una famiglia di medici, era nata a Caserta. Ma è a Napoli che ha vissuto, si è laureata e ha lavorato mezzo secolo come analista di laboratorio. Piena di energie fino a pochi mesi fa, quando nel suo organismo la ciclosporina che da anni mandava giù per curare la psoriasi ha incontrato la cerivastatina, il farmaco che doveva salvarle il cuore.
«Stava bene, andava dove voleva», continua il dottor Roberto. «Non guidava, ma era indipendente». Non s?era mai sposata, Aurora Rongione. Non aveva figli. Ma a Roma aveva una nipote, Antonella Di Sciullo, medico anche lei, che l?ha assistita nei giorni più difficili. «Ventidue giorni in rianimazione» ricorda il fratello, e chiede scusa perché il dolore gli spezza le parole in gola. «Non resta che aspettare…». L?autopsia, poi l?inchiesta della procura di Roma aperta dopo la denuncia della dottoressa Di Sciullo al numero verde del Codacons. «Fate in modo che la gente sappia cosa sta succedendo», è stato l?appello della dottoressa: navigando su Internet ha scoperto che era la rabdomiolisi a rubare le forze alla signora Aurora, a paralizzarle i muscoli uno dopo l?altro.

«La letteratura scientifica sostiene che quel tipo di malattia può insorgere a causa delle statine – racconta ora Antonella Di Sciullo -. Sul foglietto illustrativo del Lipobay c?è scritto di usare con cautela quando l?assunzione di statine è fatta in contemporanea con i farmaci che abbassano la lipemia». Per salvare la zia ha tentato ogni strada, e ora che lei non c?è più trova parole di stima per lo staff del dottor Domenico Curatola che l?ha presa in cura quando la signora Rongione è arrivata al Sant?Eugenio di Roma con un blocco renale e intestinale. «Hanno fatto di tutto, sono stati bravissimi». Lo conferma il direttore sanitario, Piera Spada. «La diagnosi è stata tempestiva. Quando, tra l?8 e il 9 agosto, i medici si sono accorti della rabdomiolisi, del Lipobay non si parlava ancora». Dopo il verdetto dei medici, il calvario: i prelievi, gli esami neurologici e di elettrofisiologia. «La cartella clinica conferma che aveva preso i farmaci sospetti, ma sul nesso causale sarei molto cauta…», avverte la dottoressa Spada. Ha il volto teso, ma si dice tranquilla perché il ministero della Salute è stato informato nei tempi di quello che i medici chiamano «sospetto evento avverso a farmaco». E perché il quadro clinico era «molto complicato». Aurora Rongione se n?è andata in un pomeriggio caldissimo, alle 15.20 di venerdì. Ieri mattina la salma è stata trasportata all?Istituto di medicina legale dell?università «La Sapienza». Se ci sarà un processo, il Codacons si costituirà parte civile.

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