11 Novembre 2010

Voleva dimagrire mori a 33 anni 22 mesi al chirurgo

Il suo sogno era dimagrire, si è trasformato in una condanna. A distanza di oltre tre anni, la morte del 33enne Davide Roselli ha un colpevole. Il gup del tribunale di Bari, Marco Guida, ha condannato a un anno e dieci mesi di reclusione per omicidio colposo e falso, il chirurgo 60enne, Alessandro Besozzi, fino al 2007 in servizio al «Miulli» di Acquaviva. Nella sentenza, pronunciata al termine del rito abbreviato, il giudice ha liquidato anche nel dispositivo di sentenza un importo pari a circa 300mila euro tra risarcimento alle parti civili, tra cui i familiari, nonchè Federconsumatori e Codacons. Si chiude così la vicenda processuale che vide il 33enne barese vittima di un vero e proprio calvario chirurgico a causa di quella «miracolosa» operazione di «bendaggio gastrico» (by pass gastrointestinale) che avrebbe dovuto restituirgli un’ altra vita. Per il difensore di parte civile, l’ avv. Francesco Paolo Sisto, si tratta di «un sentenza che, pur nella irreparabilità del dramma umano, restituisce ai familiari almeno il senso della giustizia. Cosa abbia convinto il giudice a dichiarare la colpevolezza del medico, si saprà quando verranno depositate le motivazioni della decisione. Nella requisitoria di un mese fa, il pm si era spinto nella richiesta fino a 4 anni e 8 mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale pur privilegiando l’ ipotesi del delitto colposo. I fatti risalgono al 12 aprile del 2007 quando il 33enne fu sottoposto a intervento nella clinica «Madonnina» di Bari dopo il rifiuto – un mese prima – del «Miulli» a eseguire tale procedura chirurgica ad Acquaviva proprio per le condizioni dell’ interessato. Nonostante ciò, dunque, l’ intervento fu fatto in una clinica privata. Due giorni dopo, il paziente ebbe complicanze (a seguito di una perforazione della tasca gastrica) e fu sottoposto a un nuovo intervento. La situazione precipitò a tal punto da ricoverare il paziente in Rianimazione – stavolta sì al Miulli – per sottoporlo ad ulteriori due procedure chirurgiche nel tentativo di salvarlo da una peritonite che aveva devastato l’ intestino. Il 4 maggio successivo, Davide Roselli morì. L’ accusa di falso si riferisce al consenso informato, atto contenuto nella cartella clinica e che viene sottoscritto dal paziente prima di ogni intervento sollevando i medici da ogni responsabilità. Secondo l’ accusa, il chirurgo avrebbe «colpevolemente» apposto a penna (con un inchiostro diverso da quello utilizzato per l’ originario consenso) la dicitura «rischio elevato» secondo la quale il paziente, consapevole del grave rischio dell’ intervento, avrebbe comunque dato il via libera all’ operazione. In realtà le cose andarono diversamente.

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