Volantini e fischi, così i comitati hanno convinto un socio su cinque a votare contro la trasformazione
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fonte:
- Corriere del Veneto
VICENZA Un fischio continuo, a pieni polmoni, «intonato» ogni volta che dal palco prendevano la parola i sostenitori del «sì» o i dirigenti. A dare il là alla protesta – molto rumorosa, in sala – sono stati un avvocato trevigiano e un 36enne vicentino già alla guida di altri comitati. Nessun reale problema d’ ordine pubblico, comunque, ha turbato la giornata. «È andata così: c’ era un patto, un accordo preliminare per cui avevamo acconsentito a non fischiare. E poi i dipendenti della banca, sempre loro, dalla prima fila a forza di fischi mi hanno impedito di parlare al microfono. Allora non ci abbiamo visto più, e abbiamo iniziato a fischiare noi. Sempre». La racconta in questo modo, la «battaglia», Andrea Arman, presidente degli Azionisti Associati Popolare di Vicenza. 56 anni, avvocato di Valdobbiadene. Arman è alla guida di un gruppo di 200 «irriducibili» azionisti trevigiani di Bpvi, già soci della fu Popolare Celestino Piva, confluita nel colosso vicentino nel ’98. La pattuglia, pur senza azioni clamorose, ha continuato a creare fastidi a chi parlava sul palco, fosse un dirigente o un socio favorevole ai quesiti in votazione. L’ associazione trevigiana «è registrata da un notaio e tutti gli aderenti hanno versato una quota – riprende il legale – attenzione, noi non siamo oppositori sterili: abbiamo detto di “no” per amore. Nella banca Piva ognuno di noi aveva un pezzo di storia personale, le assemblee erano feste paesane. Ora, invece, quello che è successo mi ha fatto invecchiare di dieci anni: per noi gente di montagna la fiducia è una cosa seria. E il 17 per cento di no è tanto: purtroppo, non è bastato». Al fronte del «no» ha contribuito – incitando ai fischi centinaia di soci – anche Luigi Ugone, a capo con Daniele Marangoni del gruppo vicentino «Noi che credevamo nella Popolare di Vicenza». «I vertici della banca la reputano una vittoria, ma l’ istituto si troverà pieno di cause. Un palloncino sgonfiato» avverte Ugone. Con i suoi aveva promosso un piano alternativo, per lo spezzettamento della banca. «Ora invece andrà in pasto agli speculatori. È una vittoria di Pirro, e i morti si vedranno col tempo: nessuno si è accorto che in questa assemblea quelli che a Vicenza hanno i soldi, gli industriali, non c’ erano». Nel senso che l’ istituto avrebbe ormai perso d’ interesse. Ugone, 36 anni – già noto sulle cronache per aver guidato i comitati cittadini contro i T-Red e il presidio dei Forconi dell’ Ovest Vicentino – replica negativamente a chi chiede se voglia buttarsi in politica. «Il problema ce l’ ha chi mi mette le etichette, non io – osserva – noi eravamo organizzati e io non sono certo un dittatore, a dispetto di quello che l’ informazione fa passare». Alcuni fra gli oppositori, sfidando pioggia e vento, per tutta la mattina hanno volantinato e incitato al «no» gli azionisti. Tra loro il sindaco di Resana Loris Mazzorato, significativamente vestito con mutande sopra ai pantaloni, Franco Conte del Codacons e Patrizio Miatello del Coordinamento don Enrico Torta. «Con il sì sarà il disastro, i primi a essere licenziati saranno i dipendenti» gridava questi, arrabbiato per il voto. Per tutto il giorno 150 uomini hanno vigilato sulla sicurezza: fra loro carabinieri e polizia di Stato, ma anche 52 Rangers (vigilanti privati) e 20 vigili urbani dell’ Ovest Vicentino.
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