23 Agosto 2002

Volano i prezzi in Sardegna: un?isola infelice, soprattutto in spiaggia

Il record è dei telegrammi, la cui tariffa – dal novembre 2001 alla primavera di quest?anno – è aumentata del 29 per cento. Ma sul ?podio? dell?inflazione salgono anche i quotidiani (più 16 per cento) e le lavanderie, che hanno ?ritoccato? i prezzi del 5,5 per cento. L?effetto euro in Italia, secondo le associazioni dei consumatori, è ben più pesante di quel leggero e contestato 2,3 per cento di inflazione in agosto indicato dall?Istat. E in Sardegna, spiega Pina Zappetto, presidente regionale del Codacons, «la situazione è allineata con il resto del Paese: in media, per tirare avanti una famiglia di quattro persone spende tra le 500 e le 600 mila vecchie lire al mese in più rispetto al vecchio regime monetario».
Ma se, generalmente, l?Isola ha subito gli stessi rincari delle altre regioni, in qualche settore si distingue in senso fortemente negativo. È il caso delle vacanze e del tempo libero. Un mese di ombrellone e due lettini in spiaggia costa in media – secondo la rivista ?Salvagente? – 415 euro, prezzo senza confronti nelle altre località balneari. Per non dire poi di quelle discoteche, soprattutto del nord della Sardegna, che hanno convertito i prezzi di ingresso a modo loro: dalle 25-30 mila lire dell?estate 2001 ai 25-30 euro di quest?anno. Invece di aver equilibrato prezzi e tariffe, l?avvento della nuova valuta sembra aver dato vita a una giungla nella quale è difficile districarsi. Per rendersene conto basta aver voglia di un caffè. A Cagliari c?è il bar che per la tazzina chiede 65-70 centesimi, ma c?è anche quello che ne pretende 90, pari a circa 1.740 lire contro le 1.300 dell?anno scorso.
E se dalle bevande si passa alle abitazioni c?è poco da stare allegri. Secondo un?indagine dell?ufficio studi Gambetti, sul territorio nazionale il costo delle case nel primo semestre 2002 è cresciuto del 4,2 per cento. L?incremento riguarda soprattutto le nuove costruzioni (più 5,2 per cento) e in misura minore le case ristrutturate (più 4,3) o da ristrutturare (più 2,5): percentuali che variano ma che restano, sempre e comunque, ben al di sopra del tasso di inflazione dichiarato dall?Istituto statale di statistica.
Come difendersi da questi rincari? Stando l un recente studio della Commissione Europea, bisognerebbe trasferirsi in Spagna, il Paese dove acqua minerale, caffè, olio d?oliva shampoo e dentifricio sono più economici. Da Bruxelles giunge però una buona notizia: tra le regioni italiane, la Sardegna è quella con i prezzi più bassi nel settore alimentare. Ciò tuttavia rischia di non essere di grande conforto. Le associazioni si aspettano infatti, in tutta Italia, un autunno davvero caldo. Federconsumatori, spiega il presidente nazionale Rosario Trefiletti, tra settembre e ottobre prevede un rincaro delle verdure (tra il 5 e il 10 per cento), dei formaggi (tra il 4 e il 6 per cento) e delle carni (più 5 per cento). Non bisogna poi dimenticare che tra poche settimane riapriranno le scuole e le associazioni calcolano che i genitori dovranno pagare quasi il 3 per cento in più per l?acquisto dei libri e degli zainetti per i loro figli.
«Il problema – riprende Pina Zappetto del Codacons – è che ormai è chiaro che il paniere dell?Istat è inattendibile. Nelle scorse settimane i nostri volontari, con l?aiuto di tantissimi cittadini, hanno svolto delle indagini sui prezzi nei centri di distribuzione grande, media e piccola della Sardegna. I risultati non sono scientifici, ma costituiscono comunque un buon osservatorio. E una volta messi a confronto con le rilevazioni svolte nel periodo di doppia circolazione lira-euro, dimostrano che un livello generalizzato di aumenti c?è stato: e si tratta di aumenti superiori a quelli indicati dall?Istat. Spesso – secondo la presidente del Codacons sardo – questi aumenti sono stati spacciati per arrotondamenti, ma in realtà si trattava di stratagemmi messi in atto da commercianti poco onesti».
Ma più degli acquistio, sui bilanci familiari incidono altre voci che hanno subito forti rincari. «L?Adusbef, la nostra associazione che si occupa del rapporto die cittadini con il credito, – spiega Pina Zappetto – ha rilevato aumenti ingiustificati nel costo dei prodotti finanziari». Un altro punto dolente riguarda le assicurazioni. Secondo l?associazione Altroconsumo, «nell?indice dell?Istat una voce importante come la Rc auto ha un peso pari a quello del canone Rai: circa 100 euro per famiglia. Assurdo, perché sappiamo bene che la spesa delle famiglie per le assicurazioni pesa a dir poco sette volte tanto».
Ultima spina, le bollette dei servizi pubblici, che nonostante la tanto strombazzata liberalizzazione continuano ad essere erogati in regime di monopolio o di cartello: Paolo Landi dell?Adiconsum sostiene che «gli aumenti delle tariffe comportano una maggior spesa per una famiglia di quattro persone di oltre 150 euro, con una maggior incidenza per luce e gas». E visto che la stagione fredda si avvicina e con essa l?aumento dei consumi, c?è davvero poco da stare allegri.

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