17 Settembre 2019

Vola il prezzo del petrolio: +15% In arrivo la stangata sulla benzina

l’ attacco con i droni alle raffinerie saudite ha fatto schizzare il brent a quasi 70 dollari al barile se proseguirà la corsa delle quotazioni il codacons stima rincari fino a 320 euro l’ anno per famiglia
ROMA – Uno shock per i listini del petrolio che non si vedeva da 28 anni e che potrebbe scaricarsi nelle prossime 24/48 ore sui prezzi alla pompa. Ieri, nel giro di pochissimi minuti il Brent, petrolio di riferimento europeo, ha messo a segno un’ accelerazione bruciante guadagnando quasi il 20% sulla chiusura della settimana precedente e raggiungendo i 72 dollari al barile prima di stabilizzarsi poco sotto i 70 dollari (+15,33%). Una reazione dei mercati che ci riporta al 1991, alla Guerra del Golfo. L’ attacco con droni che ha colpito nel fine settimana due raffinerie saudite a Khurais e Abqaiq – da dove passa l’ esportazione del 70% del petrolio del Regno – ha messo le ali ai prezzi in un settore sempre molto sensibile alle dinamiche geo-politiche. Le accuse degli Usa all’ Iran, Paese sospettato da Donald Trump di essere il mandante del sabotaggio, hanno spinto gli acquisti di azioni dei colossi energetici, quelli dell’ oro “nero” ma anche dell’ oro “vero”, bene rifugio per eccellenza che ha messo a segno forti richieste dagli investitori. Il taglio alla produzione dell’ Arabia Saudita è pari al 50%, per un impatto negativo complessivo sulle forniture di greggio mondiali del 5%. In assenza di interventi diretti dei Paesi produttori, questa riduzione forzata delle esportazioni porterà ad un surriscaldamento dei prezzi finali con un forte impatto sulla vita di tutti i giorni degli italiani. Con rincari che potrebbero collocarsi in una forbice tra il 5 e l’ 8% e ripercussioni sui prezzi dei beni di prima necessità trasportati su gomma. Il primo segnale più evidente tocca direttamente le tasche degli automobilisti che potrebbero dover sborsare nelle prossime ore dai 3 ai 5 euro in più per il pieno di verde o di gasolio. Il Codacons, ad esempio, avverte del rischio di una stangata «fino a 320 euro l’ anno a famiglia» se proseguirà la corsa delle quotazioni e i danni non verranno riparati in tempi rapidi. Secondo Paolo Uniti, segretario nazionale della Figisc, la Federazione di Confcommercio che riunisce i gestori stradali di carburanti, «al momento non risultano aumenti di rilievo presso gli impianti. Ma è anche probabile che le tensioni sul mercato e quindi i prezzi registrati nelle ultime ore, si riversino sulle quotazioni dei prodotti raffinati nel giro di circa 24 o 48 ore». Ma secondo Uniti, «la sensazione è che non ci saranno aumenti “importanti” per benzina e gasolio». Va infatti ricordato come non sempre le oscillazioni dei prezzi del petrolio si trasferiscano immediatamente sul mercato dei prodotti raffinati trattati nel Mediterraneo. In genere servono due o tre giorni prima che gli incrementi del greggio arrivino sul mercato del prodotto finito e poi al distributore. Lo stesso segretario della Figisc, però, avverte del pericolo di una nuova fase di stagnazione per i carburanti: «Ad ogni crisi o incremento dei prezzi negli impianti – conclude – segue una riduzione dei consumi. Una parabola discendente che non fa bene al settore». Oltre ai danni immediati e tangibili, è molto probabile infine che si materializzi l’ ennesimo slittamento della quotazione di Saudi Aramco dopo l’ attacco che ha preso di mira la sua principale raffineria. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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