11 Agosto 2009

“Voglio sapere tutta la verità, non è possibile che succedano cose di questo genere”

A sorreggere Silvia Rigamonti, l’unica superstite delle due famiglie stroncate nei cieli di New York, non è solo l’abbraccio dell’onnipresente figlio, Davide, «il mio grande amore». Nel giorno del suo ritorno in Italia a tenerla in piedi è la voglia di fare chiarezza sulle cause della morte, sabato, di suo marito Michele e dell’altro figlio Filippo. «Voglio sapere tutto, voglio che si facciano le indagini», ha ripetuto anche al ministro degli esteri Franco Frattini che l’ha chiamata in mattinata.  Intanto si è mossa la procura di Bologna che ha aperto un fascicolo contro ignoti: un atto «dovuto» dopo l’esposto presentato dal Codacons. Silvia è atterrata a Bologna ieri poco prima delle 11. Prelevata a bordo pista da una macchina di servizio, ha raggiunto subito la sua casa a Trebbo di Reno, alle porte della città, insieme al figlio. Lì si è isolata nel suo dolore, mentre i suoi compagni di viaggio lasciavano l’aeroporto distrutti, con gli occhi rossi dal pianto. A casa l’hanno raggiunta parenti e amici, prima fra tutti la suocera di 92 anni. Nelle poche parole scambiate con i cronisti, Silvia ha chiarito di non aver assistito allo scontro fatale. Lo ha confermato anche il figlio: «Ha accompagnato mio padre e mio fratello a prendere l’elicottero, poi si è spostata e non ha visto l’incidente». Poco prima delle 14, proprio lui l’ha portata a rilassarsi in un parco poco lontano, sempre abbracciandola stretta, quasi a cercare insieme di darsi coraggio. Poi ha voluto ringraziare «per il miliardo di sms e messaggi ricevuti, in momenti come questi aiutano». Una riconoscenza estesa alle autorità statunitensi e al consolato italiano a New York: «Si sono mobilitati, hanno fatto molto per noi», ha detto Davide, aggiungendo che «forse è stato fatto più di là che qua». Negli Usa sono rimasti alcuni cugini, mentre a casa Norelli c’era anche Remo, fratello di Michele: «Era una persona buona, il pilastro della nostra famiglia e dei nostri amici», l’ha ricordato. E ha chiesto anche lui giustizia: «Qualcuno dovrà rispondere di quello che è successo: ci sono troppi passeggeri su quei voli». A ricordare "Pippo" (nomignolo di Filippo) gli amici con i quali si ritrovava sempre davanti alla chiesa di Trebbo. Per loro «era uno che la buttava sempre sul ridere». Al suo migliore amico, Filippo aveva promesso di portarlo con lui a Rio de Janeiro, dallo zio, a dicembre: «"Quando torno da New York ci mettiamo d’accordo" mi aveva detto». Da lì, però, non tornerà più, come il suo compagno di viaggio Giacomo Gallazzi. Per ricordare "Gallo" un’amica ha ‘postato’ su Youtube un video di sue foto con la musica di ‘Tre metri sopra il cielo’, «perché è dove si trova ora, forse ancora più su». Non abbiamo alcuna certezza su come è accaduto l’incidente, di chi sono le responsabilità non si sa. L’unica cosa che si sa è che l’elicottero e l’aereo si sono scontrati, basta. Non c’è più nulla da dire. Adesso stanno accertando tutto il resto». A dirlo al telefono da New York è Vittorio Norelli, cugino di Michele, uno dei cinque bolognesi morti sabato.

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