10 Settembre 2009

“Voglio giustizia per mio figlio”

«Voglio giustizia per mio figlio» 
  Bimbo nato senza gli occhi. Il padre si sfoga e racconta il suo dramma
 

LA STORIA Il piccolo ha 5 anni e altre gravi malformazioni Causa civile, chiesti 2 milioni di risarcimento

 
VOGHERA. Era nato cieco. Anzi, senza gli occhi. Si chiama «anoftalmia bilaterale», ossia l’assenza completa dei bulbi oculari. Ma per il bimbo, che oggi ha cinque anni, era stata solo la prima, sebbene la più grave, delle quindici malformazioni registrate alla nascita. La sua storia, come quella dei suoi genitori vogheresi, è la storia di una battaglia per costruirsi una vita il più «normale» possibile. E fin qui, ci sta tutto. Ma è, anche, una battaglia contro la burocrazia e contro i medici che, secondo loro, hanno sbagliato nel non rilevare le malformazioni durante le ecografie. Non solo. Per seguire il piccolo non basta l’amore di papà e mamma, servono anche, molto più concretamente, i soldi. Invece, salvo l’indennità di accompagnamento, dovuta, al bambino non sono state concesse né l’indennità di frequenza all’asilo nido (nel caso, l’asilo statale di viale Marx, che tanto sta facendo per il bambino) né tantomeno la pensione d’invalidità, che in Italia scatta solo al 18º anno d’età. Un po’ tardi, francamente, quando la famiglia non è ricca.  Per questo la vicenda del piccolo vogherese ha convinto il Codacons, associazione nazionale che tutela i consumatori, a combattere in Tribunale una battaglia legale con lo stesso avvocato e presidente Carlo Rienzi per chiedere un maxi risarcimento di 2 milioni di euro. Il giudice Andrea Balba (del tribunale di Pavia, competente essendo stata citata l’Azienda ospedaliera) dovrebbe esprimersi entro il 13 settembre. «Viviamo un momento molto difficile – racconta il papà Paolo Ruggieri, mostrando le terribili radiografie che mostrano la protesi cranica con la quale dovrà convivere per sempre il figlio -. Le dico solo che una volta la settimana dobbiamo portarlo all’ospedale pediatrico «Gaslini» di Genova, e un’altra a Milano. E poi, siamo sempre in tensione per quando è all’asilo, è anche a rischio di crisi epilettiche, pensi che al pronto soccorso di Voghera sanno che, in caso di emergenza all’asilo, devono arrivare già preparati…». E poi, appunto, i soldi: «Quella causa civile è per assicurare una futuro a nostro figlio, per fare in modo che non gli manchi nulla per curarsi. Ma ora? Fossimo una famiglia ricca, prenderemmo un’infermiera che gli stia dietro ventiquattr’ore su ventiquattro. Invece, dobbiamo fare e pagare tutto noi. Abbiamo chiesto l’indennità di frequenza, nulla. La pensione d’invalidità, neppure a parlarne. Ma quello che non riesco a dimenticare è che i medici, in più ecografie, non si siano resi conto delle malformazioni. Non abbiamo neppure potuto decidere se tenere o meno il figlio… Quindici malformazioni, di cui quattro gravi, che nessun medico aveva individuato. Persino un’infezione sottovalutata durante la gestazione. Noi ci aspettiamo giustizia». Uno dei loro periti, il professor Emilio De Lipsis, era stato chiarissimo: «Gli ecografisti hanno eseguito esami inaccurati, incompleti e approssimativi (…). La gravidanza non doveva essere valutata del tutto a basso rischio, data la presenza, comunque, di una importante infezione virale di cui, peraltro, non si era studiata l’intensità e il grado di contagiosità». Ma più che altro, si chiede Paolo Ruggieri: «Alla settima settimana di gravidanza, nel referto compariva come stato: "normali falangi nelle mani" e "cristallini visualizzati". Mio figlio, invece, è nato senza bulbi oculari e con sei dita…».
 

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