28 Agosto 2009

Vivere per lo sconto

Vivere per lo sconto

Vivere inseguendo lo sconto. Vivere con lo sconto in testa. Scrutare con «passione» pieghevoli, quotidiani e cartelloni stradali per scoprire dove-come-quando procurarsi quell’oggetto, quel capo di abbigliamento, quell’alimento a un prezzo unico, conveniente, stupefacente. E’ la nuova economia «cheap», come l’hanno ribattezzata gli americani. Il capitalismo a basso costo, ma anche del ciarpame, della roba scadente: acquistata, è vero, a pochi euro, ma destinata a una vita effimera. Come se non importasse il valore dell’oggetto, ma il valore dell’acquisto per l’acquisto. Una «moda», meglio una tendenza, alla quale i catanesi non sono estranei, anzi. Lo dice il proliferare di centri commerciali, sempre presi d’assalto, lo dice la nascita (in qualche caso ancora solo annunciata) degli outlet che, nati dal modello degli spacci aziendali, propongono ora a tutti «marche» a prezzi ridotti. Ma è un segnale di questa tendenza anche il vertiginoso aumento del cosiddetto «credito al consumo», grazie al quale «prendi oggi, paghi l’anno prossimo» con tutti i rischi del caso per chi vende e per chi acquista. «Acquisto oggi, pago poi?  – polemizza il segretario nazionale del Codacons Francesco Tanasi – Ma è il motivo per cui il tasso di indebitamento delle famiglie sta crescendo esageratamente, in particolare in Sicilia per via di un costo del denaro più esagerato. Se sono vere le cifre riportare dalla Cgia di Mestre, dall’introduzione dell’euro ad oggi l’indebitamento medio delle famiglie italiane è cresciuto dell’81%. Eppure, ci si continua a cascare. E siccome ora si tratta di "grattare il fondo del barile", contro le rate di 50 o 100 euro al mese che venivano proposte fino a qualche tempo fa, ora si parla di rate anche di 5 euro al mese. Quanto al cosiddetto "finanziamento zero" di cui tanto si parla, consigliamo sempre di fare quattro conti, per scoprire che si pagherà almeno il 20 per cento in più di quanto è stato finanziato». «La verità – continua – è che esiste una attrazione "fatale" per il cosiddetto "affare". Anche se generalmente il catanese, rispetto ad altri consumatori, è più attento al rapporto qualità-prezzo. Da qui un livello di guardia più elevato da parte dei consumatori nostrani. Dal nostro osservatorio, possiamo affermare che per esempio, nel periodo degli sconti, c’è stata una riduzione notevole del contenzioso: i negozianti sono stati più rispettosi delle regole, ma i consumatori più attenti. Abbiamo ricevuto infatti tante telefonate di questo tenore: posso restituire il prodotto? Posso provare i capi? E’ normale che su un capo chi dicono di quest’anno ci sia ancora il prezzo in lire?». Difende la «politica dello sconto», anche se con moderazione il direttore della Confesercenti Salvo Politino. «Indubbiamente – dice – rappresenta uno stimolo per la nostra economia in tempi di crisi e un incentivo per le famiglie che devono fare i conti con un bilancio più magro. Da qui la tendenza dei nostri imprenditori a creare outlet, a favorire il credito al consumo. Un drastico cambio di abitudini rispetto al passato per quella che io definirei una economia di emergenza. «Ma certo – aggiunge – se nel 2010, come dicono molti economisti ci sarà un inizio di ripresa, occorrerà voltare pagina. Per riscoprire il valore del negozio tradizionale e per ritrovare la qualità del prodotto acquistato. Ma anche per ripristinare la normalità nell’economia della famiglia».

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