12 Settembre 2006

Vittorio Emanuele “riapre“ il caso Hamer

Vittorio Emanuele “riapre“ il caso Hamer
Caso Savoia. In cella a Potenza si pavoneggia: “Ho sparato un colpo e l`ho preso. Anche se avevo torto devo dire che li ho fregati“. Ed una microspia lo inchioda

“Ero colpevole, nel `78 ho sparato un colpo in giù ed ho preso Dirk Jereed Hamer“. Così sua maestà Vittorio Emanuele si lascia andare a confidenze nella sua cella di Potenza, inconsapevole della microspia che lo sta registrando. Parla dei giudici (“..Anche se avevo torto devo dire che li ho fregati“), e dei particolari del processo (“..Eccezionale, venti testimoni, tante personalità pubbliche francesi… Ero sicuro di vincere“). Le parole sono importanti. Quando qualcuno pensa di operare da posizioni di totale impunità a volte lo dimentica, e spesso cade su leggerezze impensate. Il fatto risale a 28 anni fa. Nell` agosto del 1978, sull`isola di Cavallo, un gommone si avvicina troppo all`imbarcazione reale. Tra Vittorio Emanuele e Niki Pende, medico romano, degenera una lite verbale che poco dopo sfocia in una sparatoria. Il re grida “Ora vi faccio vedere, italiani di merda“, ed esplode due colpi con una carabina. Sul gommone ci sono Niki Pende, Dirk Hamer (un ragazzo tedesco di 19 anni che in quel momento sta dormendo) e sua sorella Birgit. Un colpo ferisce Dirk che, dopo quasi quattro mesi di agonia, muore in ospedale. Inizia la trafila mediatica e processuale che vede il re scampare alla condanna di omicidio volontario ed uscire quasi inviolato da un processo che ha dell`incredibile. Molti sono gli appelli successivi dei Savoia sul pentimento di Vittorio Emanuele per il suo gesto. C`è un dibattito aperto sulle intercettazioni e sulla privacy che è giusto venga discusso ed affrontato, ma che rischia di sfociare nella solita canizza di dita puntate e di indignazione da parte degli accusati, facendo dimenticare i fatti che stanno alla base dei singoli episodi. Ed infatti Dirk Hamer, sembra destino, passa di nuovo in secondo piano perché il caso che scoppia riguarda le intercettazioni, non lui. Non un assassinio camuffato da qualcos`altro da una sentenza che addirittura il responsabile definisce “una beffa“. Il Codacons chiede che il Csm intervenga per punire chi autorizza e diffonde “intercettazioni inutili“. E` sacrosanto ed è un dovere operare un controllo efferato su certe indiscrezioni. La privacy di una persona va tutelata. Nel caso specifico però i “fuori onda“ sono stati tanti, forse troppi, mai smentiti dall`interessato ma coperti da tempestive scuse da parte dei restanti Savoia. E troppi e disparati sarebbero i fatti in cui il regale personaggio risulta coinvolto. Ignoriamo allora le parole che Vittorio Emanuele ha detto prima di sparare, quelle emerse dalle intercettazioni sui giri di prostituzione, quelle delle offese al popolo sardo e le ultime sulla sua colpevolezza circa l`omicidio di Hamer. Rimane così un presunto innocente che ha rilasciato dichiarazioni non ufficiali che non servono per una sentenza di colpevolezza. Ma dovrebbero essere un punto d`inizio per provare a riaprire un caso. Un caso in cui nessuno ha pagato per l`omicidio di un ragazzo di 19 anni. Le parole, le parole sono importanti.

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