11 Luglio 2011

VITERBO: IL CODACONS REPLICA AL MESSAGGERO

 
 
Il Codacons replica alle affermazioni contenute in un articolo pubblicato ieri dall’edizione di Viterbo de Il Messaggero. Ecco la risposta dell’associazione:

“Se Rienzi opera “pro domo sua” sarà perché la famiglia Sacchetti opera indisturbata “pro domo loro” da decenni nella zona, deturpando il paesaggio e distruggendo con colture industriali la destinazione agricola della zona.
Ora chiediamo al Messaggero di Viterbo di pubblicare che la società che per avere mano libera nella caccia in zona ha fatto dichiarare la stessa “zona addestramento cani”, ha trasformato i casali agricoli della sua proprietà in fiorenti e fruttuosi agriturismi, nonostante essi siano stati edificati con contributi pubblici e avessero destinazione solo agricola.
E non solo: la stessa società, con e nel silenzio del Comune, ottiene permessi per installare in una pineta naturale in zona super protetta, migliaia di mq di gazebi che costano agli espositori milioni di euro, senza nessun controllo ambientale preventivo. 
E Rienzi “pro domo sua” si è reso autore anche del ricorso contro l’autostrada Civitavecchia-Grosseto che per fortuna poi è stata ridimensionata, e ha fatto mandare a giudizio Equitalia per una cartella pazza a lui inviata (come spiegherà domani su Rai1 alle 18), e si batterà contro qualsiasi danno all’ambiente che dovesse capitare nella zona ma anche in altre parti d’Italia.
Le battaglie del Codacons – spiega infatti il Presidente Codacons, lo stesso Carlo Rienzi – non nascono unicamente dalle segnalazioni dei singoli, ma spesso vengono portate avanti per tutelare gli interessi della collettività. A tal riguardo, abbiamo fermato il mostro di Fuenti in Costiera amalfitana e ci siamo battuti contro la mega-diga in Toscana, contro l’eolico in Basilicata e contro decine di altri mostri ambientali (e anzi invitiamo tutti i cittadini a segnalare abusi al blog www.carlorienzi.it così da poter agire “pro domo loro”).
E fa specie che il Messaggero ritenga che i gip del tribunale di Civitavecchia siano asserviti agli interessi privati del Presidente del Codacons. È vero però che due volte lo stesso pm ha chiesto l’archiviazione per quei fatti omettendo come suo dovere di dare avviso della richiesta al gip alla parte denunciante, e per questo la Cassazione ha dovuto annullare le sue omissioni e ora pende una indagine al Csm su tale strana dimenticanza ripetuta ben due volte”.
 
 
 

  
 

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