15 Marzo 2010

VITERBO: IL CODACONS AL TAR CONTRO LA CAVA DI ACQUAPENDENTE

 
A RISCHIO LA SALUTE DEI RESIDENTI

 

Oggi il Codacons ha depositato, presso il Tar del Lazio, un atto di intervento ad adiuvandum alla richiesta di annullamento – avanzata da  ASSAL (Associazione per lo Sviluppo Sostenibile e la Salvaguardia dell’ Altopiano dell’Alfina) – del provvedimento con cui la Regione Lazio ha consentito l’ampliamento di una cava di basalto ad Acquapendente (VT), precisamente in località Le Greppe.
La richiesta di ampliamento della cava, presentata e ottenuta dalla Gioacchino Santa s.a.s, secondo l’associazione oltre a provocare danni ambientali e paesaggistici ad un’area di particolare pregio, attraverso le tecniche esplosive adoperate, mette a serie rischio la salute degli abitanti del luogo, e delle zone limitrofe, a causa dell’esposizione continua alle polveri sollevate dai lavoro presso la cava.
“Com’è stato possibile consentire un ampliamento fino a 56000 mq. – afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – se il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha avviato perfino un procedimento per il riconoscimento del vincolo ambientale all’intero Altopiano dell’Alfina?”.
Ma ciò che più preoccupa il Codacons sono i danni alla salute: “I 5 anni di lavori previsti incideranno irrimediabilmente sul sistema idrogeologico del territorio danneggiando le falde acquifere della zona e arrivando fino al lago di Bolsena. Ed è assolutamente inaccettabile – ha concluso il Presidente Codacons – che gli abitanti di Acquapendente (al confine tra Lazio, Toscana e Umbria) vengano esposti in maniera continuativa alle polveri prodotte dalle estrazioni di basalto, senza che siano accertati i rischi  per la loro salute nel medio e lungo termine”.
 

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